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Il volto brutale e sfacciato dell’Europa post-sovietica

Il reportage fotografico di Petr Barabakaa mostra il vero e inquietante volto della Russia degli anni '90

Di Camilla Palladino
Pubblicato il 21 Gen. 2018 alle 17:38 Aggiornato il 21 Gen. 2018 alle 17:46
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Petr Barabakaa è uno skater e un fotografo russo che unisce le sue due passioni all’interno dei suoi reportage di street photography.

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“Quando sei sullo skate stai per la strada. Parli una lingua comune con la città. In qualche modo, cancella la paura di interagire con la vita. Gli skater sono sfacciati e sicuri di sé. Molto spesso, hai bisogno di queste qualità anche per la street photography”, ha detto a proposito della sua attitudine.

L’intento di Barabakaa è quello di cogliere i più segreti – e inquietanti – lati della vita di strada dell’Europa post-sovietica. I suoi soggetti sono spesso senzatetto, alcolisti o tossicodipendenti.

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Secondo il fotografo, gli anni ’90 sono stati gli anni più interessanti per la fotografia nella moderna Russia: “Le persone non erano spaventate dalle macchine fotografiche e la vita di strada sembrava surreale”.

Ma soprattutto, non c’erano le organizzazioni di beneficienza che ora si prendono cura delle persone più sfortunate.

Negli anni ’90 nessuno si curava di chi viveva per strada, nessuno offriva ai senzatetto un letto, una doccia, un piatto caldo.

E nessuno si preoccupava del fatto che, durante il lungo e rigido inverno tipicamente russo, alcune di queste persone avrebbero potuto non resistere alla notte.

La gallery fotografica qui sopra mostra il volto dell’Europa dell’est post-sovietica, e lo fa nella maniera più cruda, sfacciata e brutale possibile.

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