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Cosa significa vivere a Napoli e cosa significa essere napoletani?

Vincenzo De Simone è l'ideatore del progetto fotografico e di indagine psicosociale 'La gente di Napoli' patrocinato dal Comune di Napoli e dal Consiglio Regionale della Regione Campania

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 4 Mag. 2018 alle 14:24 Aggiornato il 4 Mag. 2018 alle 15:00
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Vincenzo De Simone è l’ideatore del progetto fotografico e di indagine psicosociale La gente di Napoli patrocinato dal Comune di Napoli e dal Consiglio Regionale della Regione Campania.

Per 5 anni Vincenzo ha raccolto foto e testimonianze di turisti, napoletani incontrati per strada e di artisti ed esponenti napoletani e non (Alberto Angelo, Toni Servillo, Ludovico Einaudi, Elio e le storie tese, Sal Da Vinci, Sergio Assisi e tanti altri).

Vincenzo ha raccolto in un libro le foto e i pensieri più significativi di queste persone sviluppando una ricerca scientifica svolta all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con un docente di psicologia e uno di sociologia.

Qui un estratto della ricerca “La gente di Napoli”

Narrare Napoli, per immagini, per voci, suoni, canti è sempre impresa difficile. Ci pare interessante provare a dare la parola a quanti a Napoli ci arrivano carichi di idee, pregiudizi, in senso etimologico, arrivano a Napoli perché hanno sentito parlare di una certa Napoli. Importante poi dare la parola a quanti a Napoli ci vivono, ci lavorano, ci passano, perché gravitano attorno a questo nucleo, che in fondo li definisce, anche senza che lo si voglia.

Napoli è sempre molto più di Napoli, Napoli è la Campania, è il Sud.

Oltre i numeri delle statistiche ufficiali, ci pare strategico aver lavorato sul fissare una immagine, sul chiedere su Napoli un’idea, una sensazione. Si tratta di una operazione che proprio su Napoli ha molto senso, centrare sulle sensazioni e sul narrare, nominare sentimenti e pensieri, vista la quantità enorme di “detto” sulla città, di detto in parole e in immagini.

Napoli come città dei sensi, dei profumi e delle puzze, città del caos e dei rifiuti, città dei lazzari e dei signori, della plebe che rovista nei rifiuti e che inventa la pizza, città dei suoni, del vocio e del traffico, città delle urla, della disperazione e città della melodia, della canzone, di un dialetto poi riconosciuto come lingua. E proprio questa lingua ha detto in varie forme la città, ha tradotto in forme sonore, foniche la città, in immagini. Sono queste forme che tessono una immagine-detto della città, che resta e si sedimenta nei discorsi e nelle visioni della città stessa.

E allora è importante cogliere chi parla, la provenienza, se da dentro o da fuori, una persona, una voce che fa eco a un discorso già fatto, chiosa, nota a margine, rispetta il canone del detto, non infrange il discorso, lo ripete. E su questa città abbiamo un discorso dialettico tra il dentro e il fuori di ogni epoca che è interessante rincorrere nelle frasi degli intervistati, nelle pose, nelle posture, negli sguardi, nei luoghi dove si lasciano cogliere.

Voler interrogare chi è dentro e chi è fuori, non lasciarsi ingannare dai freddi numeri, interrogare giovani e anziani, andare a rintracciare nei discorsi e nelle immagini il senso dell’umanità di Napoli e di chi “è di Napoli” è la grande scommessa, come interrogare uno spazio specifico ha costruito la medietà, Middletown, qui si è cercato di tracciare la strada per una narrazione di questa realtà che metta a frutto le dimensioni del dire la società e il sociale, immagini e parole.

I soggetti fotografati ricoprono la posizione di non expertise (= di colui che non sa), cioè di colui che cerca di esplicitare un ascolto continuamente corretto dall’autoreferenzialità di chi narra, senza imporre un codice interpretativo a priori. Si tratta, per riprendere un concetto già espresso e caro alla ricerca antropologica ed etnologica, del “primato epistemico” del testimone-narratore sul ricercatore/professionista.

È, di fatto, una forma di narrazione autobiografica rispetto al luogo, rispetto a se stessi in quel luogo; ridefinisce, mette tra loro in relazione esperienze e conoscenze.

“La gente di Napoli – Humans of Naples” è un progetto fotografico e di indagine psicosociale che consiste in una raccolta di interviste e foto di volti, svolte sul territorio di Napoli e provincia. L’obiettivo di questo lavoro è quello di valutare se l’analisi testuale, mediante il software ATLAS.ti, dei dati linguistici raccolti nel contesto del progetto siano utilizzabili al fine di individuare aspetti di carattere sociale. Riteniamo che, mediante l’analisi della co-occorrenza tra il grado di positività/negatività delle opinioni espresse e variabili personali dei soggetti, sia possibile l’identificazione di una nuova risorsa di dati informativi. Ai partecipanti è stata somministrata una breve intervista semistrutturata riguardo le loro opinioni sulla città. Per l’indagine è stato preso come riferimento un campione di 450 interviste che sono state analizzate sulla base della co–occorrenza di alcune variabili prestabilite. 

L’obiettivo di questo lavoro è quello di valutare se l’analisi, mediante il software ATLAS.ti, dei dati linguistici provenienti dalle interviste siano utilizzabili al fine di individuare aspetti di carattere sociale. La nostra ipotesi risiede nella convinzione che la valenza (positiva o negativa) dell’opinione rilasciata durante l’intervista, possa essere influenzata da aspetti personali (età, genere, zona di residenza etc) così come da quelli contestuali (zona dello scatto). Inoltre, avendo a disposizione dati inerenti la data di raccolta del materiale, sarà possibile, ad esempio in concomitanza con la polarizzazione delle risposte in una determinata categoria (es. negativa), verificare la presenza di ulteriori meta-fattori agenti sulla percezione personale della città. Riteniamo dunque che, mediante l’analisi della co-occorrenza tra il grado di positività/negatività delle opinioni espresse e variabili personali dei soggetti, sia possibile l’identificazione di una nuova risorsa di dati informativi.

La tag cloud, la nuvola di etichette, è una rappresentazione grafica di parole-chiave all’interno delle interviste raccolte: più grande è il carattere, maggiore è la frequenza della parola-chiave. La nuvola di parole è stata ottenuta ricorrendo a strumenti disponibili online.

Nel nostro studio abbiamo:
Napoli – 1187, sempre – 257, mondo – 141, napoletano – 125, gente – 114, noi – 109, vita – 96, mare – 79, grande – 72 e così via.

Dalle varie co-occorrenze analizzate, i dati ottenuti sembrerebbero confermare l’ipotesi secondo la quale le caratteristiche personali dei soggetti abbiano un peso nel tipo di opinione formulato su Napoli.

I risultati mostrano, infatti, una distribuzione netta dei risultati rispetto alle diverse variabili considerate: ad esempio, prendendo in esame la variabile “età”, è possibile osservare una polarizzazione netta delle opinioni formulate. Tale polarizzazione non si riflette unicamente nel carattere positivo/negativo delle risposte, bensì sembrerebbe suggerire un’estremizzazione delle risposte nei più giovani e una tendenza, in età più avanzata, ad una riflessione più orientata verso sentimenti nostalgici o di rivalutazione. Tali interpretazioni possono essere valide per ogni variabile considerata nell’analisi, senza però dimenticare la natura qualitativa dello strumento ATLAS.ti, utile ai fini dell’identificazione di relazioni sommerse tra le variabili ma deficitario di una validità metodologica tale da stabilire relazioni causali tra le variabili e il tipo di opinione formulata. Sembrerebbe, nonostante le limitazioni implicite dell’analisi qualitativa, plausibile ritenere tale strumento come fondamentale per la rilevazione di co-occorrenze altrimenti difficilmente individuabili, in particolar modo vista la mole di dati di fronte alla quale la disciplina dell’analisi testuale viene chiamata a rispondere.

Auspichiamo dunque, in un futuro prossimo, lo sviluppo di nuovi studi e protocolli sperimentali, atti all’ampliamento delle aree di interesse identificate e, idealmente, alla concettualizzazione di un format di analisi che, avvalendosi di contributi teorico/tecnologici multidisciplinari, permetta una, almeno iniziale, standardizzazione di procedure analitiche tipicamente qualitative.

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