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Gli abitanti della città fantasma di Fukushima tornano a casa: ecco cosa hanno trovato

I due fotografi Carlos Ayesta e Guillaume Bression hanno invitato i cittadini locali a tornare sui luoghi ormai deserti dove vivevano per una serie di scatti inquietanti

Di TPI
Pubblicato il 20 Mar. 2016 alle 12:40 Aggiornato il 11 Mar. 2018 alle 17:20
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Da quando, l’11 marzo 2011, si è consumata la tragedia di Fukushima, città giapponese in cui uno tsunami provocò una catastrofe nucleare, i due fotografi Carlos Ayesta e Guillaume Bression hanno visitato regolarmente la regione colpita, e in particolare la “terra di nessuno” intorno alla centrale che fu epicentro del disastro.

Cosa rimane di un’area in cui 80mila persone sono state evacuate da un giorno all’altro? Come si fa a convivere con una minaccia invisibile come la radioattività? E inoltre, che cosa pensano gli ex residenti rispetto all’ipotesi di tornare alle loro città-fantasma?

Nel loro progetto fotografico intitolato Retracing Our Steps (“Tornando sui nostri passi”), i due artisti hanno invitato i cittadini locali, ora residenti altrove, a tornare sui luoghi ormai deserti dove vivevano o lavoravano per una serie di inquietanti ritratti.

In alcuni casi sono stati varcati confini chiusi dalle autorità, dove è attualmente vietato entrare, e poi, davanti alla fotocamera, i soggetti degli scatti sono stati invitati ad agire come se nulla fosse accaduto, e come se intorno a loro non ci fossero solo macerie e abbandono.

C’è per esempio il signor Katsuyuki Yashima, seduto nel proprio laboratorio: al momento dell’incidente, la sua piccola impresa dava lavoro a 15 persone, ma al momento non ha intenzione di tornare nella città di Namie, nonostante sia ormai di nuovo abitabile. Dice: “Non voglio tornare indietro perché non posso ricominciare la mia attività. Tra dieci anni, Namie sarà una città fantasma”.

La signora Midori Ito è invece ritratta in un supermercato abbandonato, sempre nella città di Namie, e spinge il suo carrello della spesa in un’atmosfera surreale di normalità e di devastazione insieme. Su un pannello, si può ancora leggere la scritta “Prodotti freschi” in giapponese.

Un altro cittadino protagonista del progetto, Naoto Matsumura, è un abitante della città di Tomioka. Impiegato in una società di costruzioni prima dell’incidente, ha deciso di tornare a vivere nella zona evacuata dal governo per prendersi cura degli animali abbandonati dopo il disastro nucleare.

Nella foto che lo vede protagonista, si trova in una stalla dove centinaia di mucche sono morte dopo l’incidente, e ora i loro scheletri sono l’unica traccia che ne rimane.

Convincere gli abitanti di Namie a ritornare nei luoghi che per loro rappresentavano la quotidianità non è stato facile per i due autori del progetto, ma coloro che poi hanno deciso di collaborare lo hanno fatto in tutto e per tutto, confidando i loro ricordi, i loro sogni e i loro timori circa la possibilità di tornare un giorno.

Il lavoro di Carlos Ayesta e Guillaume Bression è ora in mostra al Centre d’art de l’île MoulinSart, in Francia, e da giugno arriverà alla Chanel Nexus Hall di Tokyo.

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