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Diventare madre in una tribù indigena del Congo

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Un fotografo francese ha realizzato un progetto artistico che descrive il rituale indirizzato alle neo mamme ekonda, un gruppo indigeno congolose

Il momento più importante nella vita di una donna ekonda – una popolazione indigena della Repubblica Democratica del Congo – è la nascita del suo primo figlio. Secondo la tradizione locale, a madre, denominata Walé, dopo il parto deve tornare a vivere insieme ai propri genitori, rimanendo reclusa per un periodo di tempo che va dai due ai cinque anni, e la conclusione del suo isolamento viene festeggiata con danze e canti. 

Il rituale, anch’esso chiamato Walé, ha lo scopo di far acquisire autorevolezza, prestigio e potere alla madre all’interno della comunità, in modo da aumentare al tempo stesso anche l’onore della famiglia di provenienza. Inoltre quando una donna diventa una Walé acquisisce un soprannome di per sé unico che la differenzia dalle altre madri del villaggio e le permette di accedere a una determinata posizione sociale all’interno della tribù.

Il fotografo francese Patrick Willocq nel suo progetto “I am Walé respect me” ha documentato questo rito d’iniziazione realizzando un’opera a cavallo tra il reportage fotografico e la testimonianza artistica: “sono sempre stato affascinato dalle tribù indigene perché sento che esse sono custodi di una forma di ricchezza che noi abbiamo irrimediabilmente perso. Il rituale del Walè è un meraviglioso tributo alla maternità, alla fertilità e alla femminilità”, dichiara Willocq. 

Il lungo tempo che il fotografo ha trascorso nei villaggi ekonda e la complicità instaurata con i suoi abitanti sono alla base delle istallazioni artistiche di cui si compone il progetto, che rispecchiano le usanze tipiche di questi popoli: “ho proposto ad alcune donne Walè che conosco da anni di partecipare a una sorta di messa in scena in grado di testimoniare una parte della loro storia personale. Ogni immagine rispecchia in chiave visiva la canzone cantata dalla donna Walé durante il giorno più importante della propria vita: quello del ritorno al villaggio”, aggiunge.

Il progetto “I am Walé respect me” finemente ricamato da Willocq – rappresentato in Italia dalla compagnia fotografica VisionQuesT contemporary photography – sarà in mostra presso lo Studio Clelia Belgrado di Genova dal 2 ottobre al 29 novembre 2015.

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