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“Nulla può fermarci”, le campionesse italiane scendono in campo per incoraggiare le ragazze a fare sport

Bebe Vio, Sara Gama, Ilaria Panzera, Ayomide Folorunso, Valentina Vernia sono alcune delle testimonial della nuova campagna sostenuta dalla Nike

Di Anna Ditta
Pubblicato il 2 Feb. 2019 alle 10:55 Aggiornato il 2 Feb. 2019 alle 10:58
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“Nulla può fermarci” è lo slogan della nuova campagna che promette di cambiare lo sport al femminile: le campionesse italiane di diverse discipline sportive sono scese in campo per incentivare le ragazze a fare sport e a non mollare.

Il messaggio nasce dalla Nike, che declina così il suo slogan – Just do it – al femminile attraverso testimonial d’eccezione, tra cui Bebe Vio, Sara Gama, Ilaria Panzera, Ayomide Folorunso, Valentina Vernia. Durante la campagna Nike organizzerà numerosi e svariati eventi dedicati alle giovani donne, per introdurle alla attività sportiva quotidiana.

Si calcola che nel passaggio dalle scuole medie alle superiori quasi una ragazza su due smette di fare sport agonistico. La campagna “Nulla può fermarci” vuole dare loro il messaggio di tenere duro.

A parlare sono le stesse storie di queste campionesse dello sport italiano, intervistate dal Corriere della Sera.

Ayomide Folorunso, classe 1996, origini nigeriane, è campionessa europea under 23 nei 400 metri ostacoli e studia Medicina a Parma. La tentazione di mollare lo sport, racconta, l’ha sfiorata una volta soltanto, nel passaggio dalle Superiori all’Università: “C’era lo studio e gli allenamenti si facevano più intensi, non era più come alle Medie quando lo sport era darsi appuntamento in campo nel doposcuola, se non pioveva e se non avevo lezione di musica”.

Forse troppo per lei? “Lo sport mi ha insegnato a non farmi spaventare dalla fatica: c’è tanta soddisfazione nel migliorarsi, non sono sforzi fine a sé stessi. Impari che ci vuole tempo per fare bene le cose. Certo, se non vinco ci rimango male, ma a volte il percorso che ho fatto per arrivare fin lì paga di più del risultato”.

“Il difficile è tenere separate le due cose, staccare con la testa: in allenamento non pensare a tutte le pagine che devo ancora studiare per l’esame e in università scordarmi del fioretto. Fatto questo, è tutto in discesa”, sostiene Bebe Vio, campionessa Paralimpica mondiale ed europea di fioretto individuale, che studia Comunicazione all’università a Roma.

“Quando ho poche cose, mi accorgo di perdere un sacco di tempo. Quando ne ho tante, le ricompatto e arrivo dappertutto”.

E lo sport? “È un allenamento pazzesco: tecnico, fisico, mentale. Insegna un mucchio di cose: a fidarti dell’allenatore e dunque degli altri, a stare alle regole però anche a giocarci, il rispetto per tutti e per te stesso e poi ti costringe a vivere in squadra. E il bello è che la squadra non puoi mica sceglierla tu: io nei primi anni non la finivo di litigare con la mia capitana, proprio non potevamo vederci. Adesso siamo grandi amiche, facciamo anche le vacanze insieme. Non so se lo sport dia una marcia in più. Di certo quelli che hanno una marcia in più, quando vai a scavare nelle loro vite, ti accorgi che sono sempre anche sportivi”.

Sara Gama, 29 anni, è capitana della squadra femminile della Juventus e della nazionale italiana. “A farmi andare avanti è sempre stata la passione: in campo mi diverto tanto”, dice. “Ma ho anche studiato: prima il liceo Scientifico, poi la laurea in Lingue. Mai messa la scuola in secondo piano: però quando, per un’interrogazione, ero costretta a saltare l’allenamento era un’agonia. Così ho imparato ad essere disciplinata e organizzare bene il mio tempo”.

“Ho imparato di più da certe partite andate male che dalle vittorie”, confessa. “Però non è una cosa scontata: serve lavorare su se stessi, essere capaci di autocritica, modificare il modo di stare in campo finché non ti accorgi di essere sulla strada giusta”.

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