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Le prime città sul mare verranno costruite nell’Oceano Pacifico

Entro il 2020 dovrebbero essere costruiti i primi edifici nella Polinesia francese. L'obiettivo è quello di rendere queste città indipendenti, con governi e amministrazioni autonomi

Di Emma Zannini
Pubblicato il 16 Nov. 2017 alle 11:36 Aggiornato il 16 Nov. 2017 alle 11:39
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Sembra un progetto futuristico quello che sta prendendo forma nella Polinesia Francese, l’insieme di cinque arcipelaghi in Oceania che fa parte della Repubblica francese: all’inizio di quest’anno il governo del paese, che gode di ampia autonomia da Parigi, ha dato il permesso al Seasteading Institute, un’organizzazione no-profit, di iniziare una serie di test sulle proprie acque per costruire la prima città galleggiante del mondo.

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Si tratterebbe di una vera e propria città autonoma, autosufficiente, su cui stanno lavorando compagnie, accademie, architetti, per arrivare ad ultimare un prototipo entro il 2020. La costruzione dovrebbe iniziare presto e in pochi anni alcuni edifici potrebbero essere già abitabili.

Il governo della Polinesia ha concesso al progetto cento acri di terra. È qui che il Seasteading Institute potrà iniziare a sperimentare questa impresa avveniristica. L’obiettivo finale sarà quello di costruire un insieme di isole in quell’area, che Joe Quirk, presidente dell’organizzazione, vorrebbe vedere completato entro il 2050. Nel frattempo la prima scadenza è per il 2020, con un investimento di 60 milioni di dollari, tutti raccolti attraverso offerte di privati cittadini.

Fondata nel 2008 a San Francisco, la società per anni ha cercato di convincere il pubblico dell’importanza di avere città costruite sopra al mare. Con l’innalzamento delle acque causato dal cambiamento climatico, le città sul mare infatti non sono solo una possibilità praticabile, ma in un certo senso anche necessità.

“Se si potesse creare una località galleggiante, si tratterebbe nella sostanza di un paese start-up,” ha detto Quirk. L’idea di base è quella di creare una città-stato galleggianti in acque internazionali, ciascuna indipendente e con una propria amministrazione.

Queste città potrebbero dare alle persone l’occasione di ridisegnare la società e il governo, ed è per questo che stanno raccogliendo sempre più adesioni. Secondo Quirk “i governi non si evolvono, sono fermi ai secoli precedenti. Questo accade perché la terra incentiva un monopolio violento nel tentativo di controllarla”. Il ragionamento è semplice: senza la terra ferma, e costruendo sul mare, verrebbero meno anche i conflitti.

Sarebbe una svolta utopica quindi, sulla cui reale fattibilità e sulle cui conseguenze ovviamente molti si dicono scettici. Non resta che aspettare e vedere che risultati produrrà questo primo importante progetto.

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