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Il governo francese vuole vietare ogni forma di manifestazione

Dopo i violenti scontri il premier Manuel Valls ha lanciato un appello ai sindacati affinché non organizzino più cortei che potrebbero degenerare

Di TPI
Pubblicato il 15 Giu. 2016 alle 15:59
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Il governo francese minaccia di vietare ogni tipo di manifestazione se i sindacati non escluderanno dai cortei i violenti, dopo gli scontri di martedì 14 giugno tra giovani facinorosi con il volto coperto e la polizia.

La misura con pochi precedenti è stata giustificata come risposta alla situazione eccezionale che la Francia sta vivendo attualmente, tra gli Europei di calcio e la minaccia terroristica dell’Isis.

Il primo ministro Manuel Valls al termine del consiglio dei ministri mercoledì 15 giugno ha accusato il sindacato Confédération générale du travail (Cgt) di “comportamento ambiguo” e di aver fatto poco per impedire che le frange violente del corteo devastassero il centro di Parigi incendiando automobili, rompendo finestre e attaccando con bombe carta la polizia.

Le forze dell’ordine hanno risposto con il lancio di gas lacrimogeni e con l’utilizzo di cannoni ad acqua per disperdere i facinorosi, che nella giornata di martedì erano più del solito, circa 80mila. Nella guerriglia urbana sono rimaste ferite almeno 40 persone, tra cui 29 poliziotti, mentre 58 manifestanti sono stati arrestati.

“Quando è troppo è troppo “, ha detto Valls: “Se organizzi un corteo devi assumertene la responsabilità, ma ieri il sindacato è stato sopraffatto… Chiedo alla Cgt di non organizzare più questo tipo di manifestazioni. Sapete che non possiamo pronunciarci per un divieto generale ma valuteremo le autorizzazioni caso per caso”.

Nonostante l’ondata di scioperi e manifestazioni, Valls ha ribadito il rifiuto di fare marcia indietro sulla riforma del lavoro che dovrebbe rendere più facili le assunzioni: “Il governo non cambierà il testo che è già risultato di un compromesso con i sindacati riformisti da diversi mesi”.

La Cgt, con l’appoggio delle unioni sindacali minori, si è opposta alla legge del governo, sostenuta invece dall’altro grande sindacato, la Confédération française démocratique du travail (Cfdt).

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