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La lotta cruenta tra uomini e tonni negli incredibili scatti di Francesco Zizola

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 21 Lug. 2017 alle 17:32 Aggiornato il 21 Lug. 2017 alle 19:48
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“L’epilogo è scritto ma non è scontato” e riguarda una storia antica millenni: la storia della tonnara del Sulcis, nel sud-ovest della Sardegna. Una danza cruenta e affascinante in cui l’essere umano ritrova le proprie tradizioni.

Un racconto incredibile quello realizzato da Francesco Zizola, pluripremiato fotografo ai World Press Photo e al Picture of the year international, che mostra l’ultima vera tonnara d’Italia.

Nel suo progetto sulle ultime tonnare del Mediterraneo, realizzato in un arco temporale di cinque anni, il fotografo ha voluto documentare una realtà che rischia di scomparire, e che invece rappresenta l’unico modo ecosostenibile di pescare i tonni.

“Durante il periodo della mattanza, che dura intere settimane, l’uomo torna a confrontarsi personalmente con gli animali, in un incontro dove contano intelligenza e prestanza fisica. Il confronto con l’animale che si vuole catturare e uccidere paragona due forze in modo equo”, spiega Francesco Zizola a TPI.

“La tonnara del Sulcis rappresenta un esempio e una memoria storica di come si possano fare ancora attività economiche con gli animali del mare senza creare danni irreversibili, cosa che invece purtroppo l’industria ittica fa spesso e volentieri. La pesca industriale del tonno rosso non distingue tra animali piccoli e grandi, tra tonni che hanno avuto modo di riprodursi negli anni e quelli pronti per il commercio”.

Il tonno rosso vive negli oceani, è un grande nuotatore che entra nel Mediterraneo solo una volta l’anno per riprodursi. Chi pesca in modo indiscriminato il tonno senza permettergli di riprodursi non fa una pesca sostenibile: “la tonnara è una pesca selettiva che sceglie solo gli esemplari che si sono già riprodotti, in questo modo si permette alla specie di proseguire. La pesca industriale è quella favorita dalle politiche comunitarie, mentre quella delle tonnare è penalizzata”, specifica il fotografo.

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“La trappola della tonnara è posta solo in una porzione del canale che separa l’isola di San Pietro da Portoscuso, nel sud ovest della Sardegna. In questo canale largo 7 chilometri, soltanto due chilometri sono bloccati: i tonni entrano nella trappola, rimangono vivi e lì vengono selezionati dagli uomini in superficie e dai subacquei, continuando nel frattempo a riprodursi in un processo che dura settimane e mesi. Gli esemplari più interessanti dal punto di vista commerciale vengono spinti verso la zona terminale della tonnara che si chiama ‘camera della morte’, mentre gli altri rimangono indietro, le specie più piccole vengono liberate”, prosegue Zizola.

“I tonnaroti”, ci spiega il fotografo, “sono i primi a voler ripescare l’anno successivo e hanno interesse a far riprodurre la specie”.

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