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L’erotismo nelle sculture dei templi indiani

Il complesso di templi di Khajuraho in India ha celato per secoli magnifici bassorilievi esotici

Di Francesca Loffari
Pubblicato il 13 Ott. 2017 alle 16:06 Aggiornato il 13 Ott. 2017 alle 22:45
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L’India diventa erotica. L’imponente complesso di Khajuraho, nella regione del Madhya Pradesh, conserva oggi solo 22 templi degli 85 originali. Tuttavia, questo basta a renderlo una delle mete turistiche più visitate.

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Costruito dalla dinastia Chandela, tra il 950 e il 1050, Khajuraho è diventato patrimonio UNESCO nel 1986.

Ma cos’ha di speciale questo complesso di templi? A renderlo famoso sono i suoi bassorilievi che descrivono scene di intenso erotismo.

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La dinastia Chandela aveva ordinato la costruzione di 85 templi in un’area di 20 chilometri quadrati, dedicati alle religioni induista e gianista. Questo periodo di commistione religiosa e fecondità spirituale, cessa bruscamente con l’insediamento, nella parte settentrionale dell’India, del Sultanato di Delhi, uno stato islamico esistito dal 1206 al 1555.

Gli abitanti di Khajuraho abbandonano il complesso per sfuggire alla furia distruttrice del Sultanato, che non tollerava luoghi di culto di altre religioni. I templi cadono così in rovina. Quelli sopravvissuti all’invasione vengono riscoperti solo nel 1838 dall’ingegnere inglese T.S. Burt.

Da quel momento i templi hanno progressivamente conquistato notorietà grazie alle immagini erotiche raffigurate su alcune pareti esterne. È probabile che la dinastia Chandala intendesse contribuire, con la costruzione del complesso, a favorire il sistema di equilibrio tra componente maschile e femminile all’interno della società. Le donne vengono infatti raffigurate alla pari dell’uomo, ben proporzionate e ugualmente disinvolte nell’atto sessuale.

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