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Deana Lawson: la fotografa che celebra i corpi, le vite e l’intimità degli afroamericani

La maggior parte dei soggetti di Lawson sono fotografati nudi o semi nudi, all'interno di spazi domestici ristretti, eppure non sembrano mai vulnerabili o indifesi

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 3 Mag. 2018 alle 13:08 Aggiornato il 3 Mag. 2018 alle 13:13
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Deana Lawson è un’artista e fotografa americana. I suoi lavori si sviluppano intorno ai temi dell’intimità, della famiglia, della spiritualità, della sessualità e dell’estetica afroamericana.

La maggior parte dei suoi soggetti è fotografata nuda o semi nuda, inserita in spazi domestici ristretti. Eppure, i soggetti non sembrano mai vulnerabili o rinchiusi.

Le sue opere trasmettono un senso di bellezza, di forza e sicurezza.

Deana Lawson ha iniziato a lavorare nel mondo della fotografia dai tempi del college, dedicandosi soprattutto ai ritratti di famiglia e ad opere simili, in cui poteva scegliere le persone da ritrarre, lo scenario, i vestiti e le pose.

Successivamente, ha rivolto la sua attenzione verso le persone marginalizzate o provenienti da un paese diverso da quello in cui vivono.

Deana Lawson stessa è figlia di immigrati e ha deciso di mettere questa categoria di persone al centro dei propri lavori.

Nelle sue foto, le persone di colore non sono percepite come vittime o come soggetti con particolari problemi sociali, né come “esotici”. Al contrario, per Lawson gli afroamericani sono “creativi” e non sanno “quando miracolosi siano”.

I soggetti di Deana Lawson sono ritratti in stanze dalle pareti sporche, con intorno materassi senza lenzuola, vicino a scatole di cartone piene di vecchi dispositivi tecnologici, in case dalle persiane rotte e dai tappeti rovinati.

Nelle sue opere possiamo ritrovare dei motivi ricorrenti, che superano lo spazio, il tempo e le diverse culture attraverso la ripetizione.

Le tende, oggetto molto spesso presente nelle foto di Lawson, separano lo spazio interno dal mondo esterno, creando una casa per la famiglia, un santuario per le persone o semplicemente stabilendo i confini dello spazio personale.

Altro tema ricorrente nei lavori dell’artista è il legame con l’Africa. Nell’opera “Mama Goma”, realizzata in Gemena, nella Repubblica democratica del Congo, questa eredità è facilmente percepibile.

Una ragazza incinta è ferma al centro di una stanza e indossa un vestito blu di poco valore con un buco sulla pancia che lascia scoperta la pancia. Ha i palmi delle mani rivolti verso l’alto, come se stesse per iniziare un rituale. Di fronte a lei, un tavolo su cui è posato un cucchiaio come un’offerta.

Probabilmente un riferimento agli antichi abitanti del continente africano, che scambiavano i propri oggetti fatti a mano con gli olandesi venuti a colonizzare le loro terre.

I soggetti delle opere di Lawson condividono l’esperienza della povertà, ma sono connessi principalmente da alcuni gesti, da comportamenti comuni, provano le stesse paure e le stesse gioie e hanno gli stessi sogni.

Tutto nelle sue foto è circondato da un’aurea ultraterrena, i paesaggi rappresentati non sembrano appartenere a nessun luogo in particolare in quanto simboleggiano le fantasie e i sentimenti dei figli della diaspora.

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