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I campi di lavoro degli operai immigrati in Arabia Saudita

I datori di lavoro li hanno licenziati senza pagargli lo stipendio: così migliaia di lavoratori sono bloccati nel regno saudita senza soldi per tornare a casa

Di TPI
Pubblicato il 20 Ago. 2016 alle 10:53
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Migliaia di migranti utilizzati come manovali edili in Arabia Saudita, sono bloccati da mesi in campi di lavoro nel deserto, come quello di Qadisiya, visitato da un giornalista della Reuters, dopo che i loro datori di lavoro li hanno abbandonati senza pagargli lo stipendio durante la crisi economica che ha colpito il regno saudita a causa del crollo del prezzo del petrolio che li ha costretti a interrompere i lavori.

La difficile situazione dei lavoratori, bloccati per mesi in dormitori affollati in campi di lavoro con pochi soldi e l’accesso limitato a cibo, acqua o cure mediche, ha messo in allarme i loro paesi d’origine e attirato l’attenzione, sgradita ai governanti sauditi, sulle condizioni di vita di alcuni dei dieci milioni di lavoratori stranieri dai quali l’economia saudita dipende.

Il governo dice che sta cercando di risolvere la situazione, dando ai lavoratori – che di solito hanno bisogno del permesso dei loro datori di lavoro per lasciare il paese – il diritto di tornare a casa fornendogli voli gratuiti per tornare in patria, oppure di concedergli il permesso di soggiorno mentre cercano altri impieghi.

Ma gli operai temono che se abbandonano il paese alla fine non riceveranno più gli stipendi arretrati mai pagati.

Dormono da sei a otto persone in piccole stanze, tra gatti randagi e scarafaggi, con poche lenzuola strappate per coprirsi.

Si siedono sul pavimento a mangiare razioni alimentari fornite dal ministero del Lavoro saudita o dalle ambasciate dei loro paesi di origine. Non hanno a disposizione acqua potabile – un filtro su una fontana di acqua pubblica che dovrebbe essere cambiato ogni giorno non è stato sostituito per un anno – così sono costretti a comprare l’acqua in bottiglia con il proprio denaro.

Alcuni paesi, tra cui India, Pakistan e Filippine hanno inviato alti funzionari a Riyadh per fare pressioni sulle autorità affinché aiutino i loro lavoratori. Stimano che circa 6.200 ex dipendenti indiani, utilizzati per costruire un quartiere di Riyadh, siano bloccati in un campo di lavoro dopo essere stati licenziati senza ricevere il salario a loro dovuto.

Due settimane fa, dopo che le autorità indiane hanno manifestato la loro preoccupazione, re Salman ha speso 100 milioni di riyal per aiutare i lavoratori bloccati, perlopiù da Pakistan, India, Filippine e Bangladesh, ma la sorte degli operai è ancora avvolta nell’incertezza.

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