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Sarà inaugurata il 20 ottobre a Roma la mostra dedicata ad Arcimboldo

TPI ha visitato l'esposizione, che si terrà a Palazzo Barberini, in anteprima per voi. Se non riuscirete ad andare a vederla o siete soltanto curiosi sulle opere esposte, ecco un assaggio della mostra dell'eclettico artista

Di Laura Melissari
Pubblicato il 19 Ott. 2017 alle 17:32 Aggiornato il 19 Ott. 2017 alle 17:37
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Dal 20 ottobre 2017 al 11 febbraio 2018, in un luogo pieno di storia come quello delle Gallerie nazionali di Arte Antica a Palazzo Barberini, sarà aperta al pubblico la prima mostra romana dedicata ad Arcimboldo (Milano, 1526-1593).

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Pittore formatosi nell’ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, Arcimboldo fu un artista eclettico che oltre alla pittura spaziò dalla poesia alla filosofia, incarnando a pieno lo spirito dell’uomo rinascimentale.

Dopo la grande fortuna di cui godette presso i suoi contemporanei, visse alcuni secoli di trascuratezza e venne riscoperto solamente negli anni ’30 del Novecento dal gruppo dei surrealisti, al punto che Oskar Kokoschka lo consacrò a ‘patriarca del Surrealismo’.

La sua produzione fu piuttosto scarna: la mostra riunisce i capolavori più noti dell’artista, circa una ventina di opere, dalle coppie di Stagioni ed Elementi agli acquerelli di giostre e fontane vivendo in sintonia con lo spirito del suo tempo.

Il Cinquecento fu infatti un periodo florido per le neonate scienze naturalistiche, alimentate dal fascino dell’esotismo proprio della scoperta di realtà geografiche più remote e di quel gusto che Arcimboldo coltivò nel clima culturale delle corti asburgiche.

In mostra infatti il visitatore ha modo di vedere un’accurata esposizione libraria che gli consentirà di apprezzare la precisione delle raffigurazioni cinquecentesche di animali e piante. Dalle rappresentazioni degli animali sconosciuti che popolavano i manuali faunistici del tempo egli attinse a piene mani, traducendoli figurativamente nelle sue Teste composte.

Esse sono circa una trentina e sono la testimonianza di un artista onnivoro che seppe far proprie le conoscenze più disparate. Nel ciclo delle Stagioni egli si serve del mondo naturale e attraverso i suoi elementi arricchisce il significato della rappresentazione umana.

La deformazione grottesca di questi ritratti, riconducibile al solco della tradizione leonardesca e lombarda, presuppone un’approfondita conoscenza dell’anatomia umana e uno studio nascosto dietro opere apparentemente ridicole. La mostra infatti accoglie anche lavori più tradizionali, come la serie di ritratti delle arciduchesse asburgiche e l’autoritratto nelle vesti di uomo di lettere, che apre la galleria delle opere lì raccolte.

I lavori dell’artista sono affiancati dalle opere coeve di altri autori lombardi e di imitatori, che dimostrano la sua influenza sulla produzione figurativa di allora. Arcimboldo non trascura il senso della risata, della parodia, quasi fosse consapevole di dare vita a creazioni multiformi, piene di simboli, codici e paradossi, scrigni cioè di un gusto per il mistero.

Un esempio molto divertente è alla fine del percorso espositivo con le cosiddette teste ribaltabili (L’ortolano e Il cuoco) ovvero ritratti floreali capovolti, la cui immagine è ricomponibile soltanto riflessa in uno specchio.

Articolo a cura di Federico Musardo e Marco Miglionico

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