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La app per combattere la censura sul nudo femminile (censurata dagli app store)

La app Nood, creata da una donna incappata nella censura di Instagram, copre i capezzoli e le parti intime con adesivi illustrati, ma gli app store non la distribuiscono

Di TPI
Pubblicato il 12 Dic. 2016 alle 15:10
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Più di una volta, in passato, diverse associazioni femminili o
singole donne si erano chieste perché su Instagram (e sui social network
in generale) gli uomini possono mostrarsi a petto nudo, mentre
le foto con seni nudi femminili sono censurate.

Secondo le regole imposte dalla piattaforma di condivisione
di foto, i capezzoli femminili non sono consentiti: chi viola le
regole può incorrere nella cancellazione della foto incriminata o anche nel
blocco dell’account. Tempo fa era nato il movimento Free the Nipple (“Libera il capezzolo”),
una campagna per denunciare la disparità con cui le donne sono trattate sui
social network.

Nel 2015 l’amministratore delegato di Instagram Kevin Systrom, a
mesi di distanza dalla polemica che aveva portato la discussione addirittura al
parlamento svedese, aveva chiarito il punto di vista dell’azienda, sostenendo
che il controllo sulle immagini fosse necessario per continuare a diffondere la
propria applicazione sui dispositivi Apple. In sostanza, sarebbe
l’azienda statunitense fondata da Steve Jobs la vera responsabile
della censura, dal momento che impone regole precise sulla diffusione di
nudità femminili, al fine di garantire un servizio adatto ai minori di 18 anni.

Le uniche immagini a seno scoperto che le donne possono
pubblicare sono quelle relative all’allattamento e alle cicatrici provocate
dalla mastectomia, l’operazione chirurgica che prevede l’asportazione della
mammella.

Anche la modella Melina DiMarco è incappata nella censura, quando ha provato a postare una foto di nudo su Instagram. “Perché
io devo essere censurata, ma la mia controparte maschile non lo è?”, ha dichiarato al sito Mic. Ha
deciso di reagire creando l’applicazione di fotoritocco Nood, che copre
i capezzoli e le parti intime con delle illustrazioni che rappresentano le
stesse parti del corpo censurate.

“L’uso della app è destinato a
essere temporaneo: ho voluto fare una provocazione, visto che si tratta di
capezzoli che coprono altri capezzoli, ma un certo punto i social media dovranno
rivedere le loro politiche”, ha spiegato DiMarco. “Spero che possa permettere alle donne di capire che
non c’è da vergognarsi per il modo in cui scelgono di esprimere i loro corpi. Sia
che si desideri pubblicare questo genere di foto o meno, non si dovrebbe essere
limitati in alcun modo. Non c’è niente di male nell’essere nudi. Si tratta di
cambiare la percezione del nostro modo di vedere la forma femminile”.

Ma è arrivata la beffa. Sia l’App Store di Apple che il Google Play Store hanno
rifiutato la diffusione della app sulle loro piattaforme a causa di “materiale discutibile”. DiMarco ha quindi lanciato una petizione su Change.org per far sì che sia accettata: chiunque può
partecipare lasciando la propria firma. 

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