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Usa, Trump chiede di legittimare il licenziamento delle persone transgender

Il Dipartimento di Giustizia ha emesso un documento in cui esprime la sua posizione sulla questione: "Il Civil Right Act non vieta le discriminazioni contro i transgender"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 17 Ago. 2019 alle 15:50 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:51
Immagine di copertina
Donald Trump Credit: AFP

Usa, Trump chiede di legittimare il licenziamento delle persone trans

Trump vorrebbe rendere possibile il licenziamento dei trans. L’amministrazione Usa ha chiesto alla Corte Suprema di legalizzare la possibilità di mandare via dal posto di lavoro una persona per il suo orientamento sessuale.

Secondo quanto riportato da alcuni media americani, il Dipartimento di Giustizia ha emesso un documento in cui esprime la sua posizione sulla questione, dove si legge che il dicastero del governo statunitense ritiene che il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964 tuteli i dipendenti solo dalle discriminazioni sulla base del sesso biologico. “Il Titolo VII non vieta le discriminazioni contro i trans sulla base del loro status di transgender”, afferma il Dipartimento di Giustizia.

A scatenare la polemica è stato un caso su cui la Corte Suprema è chiamata a esprimersi e che riguarda una donna transgender, Aimee Stephens, licenziata durante la sua transizione da un sesso a un altro.

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Secondo i membri del Dipartimento, chi ha firmato il Civil Rights Act nel 1964 non aveva in mente la lotta alle discriminazioni contro le persone bisessuali, gay o trans ma soltanto quelle tra uomo e donna e tra bianchi e Afroamericani.

Il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha precedentemente affermato che il Titolo VII protegge le persone transgender e che queste possono farvi appello in tribunale in caso di discriminazione.

Da quel momento, la Commissione per l’Uguaglianza di opportunità e di impiego, agenzia federale statunitense, si è avvalsa di questa interpretazione. Infatti, un tribunale inferiore aveva precedentemente dato ragione a Stephens. La Corte Suprema si pronuncerà l’8 ottobre prossimo.

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