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Ottomila rifugiati congolesi in marcia dall’Angola per tornare a casa

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 19 Ago. 2019 alle 16:07 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:36
Immagine di copertina
Cittadini originari del Congo in fuga dall'Angola. Credits: AFP/Sosthene Kambidi

Angola, 8mila rifugiati congolesi in marcia per tornare a casa

Il governo della provincia di Lunda Nord, nel nord-est dell’Angola, ha annunciato che tra il 17 e il 18 agosto un gruppo di 8mila rifugiati congolesi ospiti del campo profughi di Lóvua ha deciso “di abbandonare spontaneamente il rifugio e di mettersi in marcia verso il confine con la Repubblica democratica del Congo”. Il campo profughi dell’Angola ospita attualmente un totale di 23.600 cittadini congolesi che sono fuggiti dal proprio paese a causa dei continui conflitti interni e di un’epidemia di ebola che ha ridotto il paese allo stremo.

“Durante tutto questo periodo le autorità dell’Angola, insieme all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) hanno offerto tutto il supporto possibile ai loro fratelli del Congo, provvedendo all’organizzazione del ritorno dei rifugiati nel proprio paese”, riferiscono le autorità angolane nel loro comunicato.

In seguito a un vertice del 16 agosto tra le autorità della provincia di Lunda Nord, l’Unchr e i rappresentanti della provincia congolese di Kassai era stato stabilito “che ci fossero le condizioni perché i cittadini congolesi potessero rientrare”.  Era previsto un calendario ben preciso per il ritorno in Congo dei rifugiati ma stando a quanto riferito nel comunicato 8mila persone avrebbero deciso di partire indipendentemente dal programma stabilito dal governo. La provincia di Lunda Nord al momento sta cercando di bloccare l’esodo in massa dei migranti al confine. Nel frattempo però ai “fuggiaschi” sono stati forniti acqua cibo e assistenza.

Non è ancora chiara la dinamica di questo “rientro spontaneo” e si attendono maggiori dettagli. Stando ai dati dell’Unchr però, a ottobre 2018 il governo dell’Angola aveva espulso circa 180mila cittadini congolesi che si erano trasferiti nel vicino stato africano perché considerati non in regola con i documenti. Allora l’espulsione era avvenuta con l’intervento dell’esercito e delle forze di sicurezza angolane.

In Congo l’epidemia d’ebola non è ancora stata debellata e il 18 luglio l’Organizzazione mondiale della sanità ha deliberato lo stato di emergenza internazionale di salute pubblica. Il comitato dell’Oms, riunito a Ginevra, ha dichiarato che finora nel paese sono state contagiate quasi 2500 persone, di cui 1.665 sono morte.

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