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Omicidio Khashoggi, Onu: “Prove credibili sul coinvolgimento del principe bin-Salman”

Di Marta Facchini
Pubblicato il 19 Giu. 2019 alle 15:32 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:21
Immagine di copertina
Credit: Afp

Rapporto onu Khashoggi  – Si chiude il cerchio intorno a Mohammed bin Salman. Il principe ereditario della Corona dell’Arabia Saudita dovrebbe essere indagato per l’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre scorso nel consolato dell’Arabia Saudita di Istanbul. Si è trattato di “un crimine intenzionale”, secondo quanto avrebbe affermato la relatrice speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali o arbitrarie, Agnes Callamard, riportata dal Guardian.

In un rapporto lungo circa 100 pagine, pubblicato dalle Nazioni Unite, Callamard afferma che Khashoggi potrebbe essere stato sedato con un’iniezione e poi soffocato con un sacchetto di plastica. Le ipotesi sono state formulate sulla base delle conversazioni intercettate all’interno del consolato e analizzate dall’intelligence turca e di altri paesi.

Stiamo venendo a prenderti”, avrebbe affermato uno degli aggressori di Khashoggi prima dell’omicidio, secondo quanto ripercorso da Callamard, che lo scorso gennaio si era recata in Turchia a capo di un gruppo di esperti ONU per indagare sul caso.

“Khashoggi è stato vittima di un’esecuzione deliberata e premeditata, un omicidio extragiudiziale per il quale lo stato dell’Arabia Saudita è responsabile ai sensi della legge internazionale sui diritti umani”, afferma Callamard. E responsabilità individuali sono da attribuire a funzionari sauditi di alto livello, compreso il principe ereditario bin Salman.

Un’ulteriore accusa riguarda le indagini condotte dall’Arabia Saudita e dalla Turchia che, secondo le Nazioni Unite, non hanno rispettato gli standard internazionali in materia di indagini per casi di omicidio, oltre a non essere state condotte in buona fede.

Callamard ha dichiarato di avere avuto informazioni riguardanti un contributo finanziario versato ai figli del giornalista dissidente, mettendo in dubbio il fatto che si possa trattare di un “risarcimento ai sensi della legge internazionale sui diritti umani”.

La relatrice speciale delle Nazioni Unite ha anche denunciato la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato le udienze in Arabia Saudita nel processo che sta coinvolgendo undici imputati accusati dell’omicidio del giornalista.