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Nuova Zelanda, sale a 50 il bilancio delle vittime degli attentati contro due moschee

L'autore dell'attacco, Brenton Tarrant, ha pubblicato un manifesto anti-immigrati di 74 pagine in cui inneggia ad alcuni terroristi tra cui l'italiano Traini. Il video della strage rimosso dai social

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 17 Mar. 2019 alle 16:59 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:18
Immagine di copertina
Uno dei due luoghi dell'attentato a Christchurch, Nuova Zelanda. Peter Adones / Anadolu Agency

Nuova Zelanda attentato contro moschee | Ultimi aggiornamenti live

AGGIORNAMENTO 17 MARZO: È morto uno dei feriti dell’attentato terroristico a due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Il bilancio delle vittime sale quindi a 50. A riferirlo è stato il capo della polizia neozelandese Mike Bush.

Altre 34 persone sono in ospedale, di queste 12 sono in gravi condizioni. Tra loro anche una bambina di 4 anni, Alin Alsati.

Intanto, emergono nuovi dettagli sulla dinamica dell’attacco. I media hanno ricostruito la storia di Abdul Aziz, afghano di 48 anni, che è intervenuto affrontando l’attentatore a mani nude e lo ha messo in fuga. Non hanno avuto la stessa fortuna altri due uomini che hanno provato a bloccare il killer ma sono morti: si tratta dell’insegnante pakistano Naeem Rashid, rimasto gravemente ferito e deceduto in ospedale, e dell’ingegnere 71enne Daoud Nadi, afghano, che si è gettato davanti al killer per proteggere gli altri fedeli, ma è rimasto ucciso.

Si va delineando sempre più anche il profilo di Brenton Tarrant [chi è], il 28enne australiano arrestato per l’attentato, che ha fatto il saluto dei suprematisti bianchi con il pugno alzato una volta giunto in tribunale.

La strage nelle due moschee è stata ispirata da alcuni personaggi tra cui l’italiano Luca Traini, i cui nomi erano scritti sui fucili usati nell’attentato terroristico.

Tarrant ha rivendicato la responsabilità degli attacchi con un manifesto anti-immigrati di 74 pagine pubblicato sui social network prima della strage: il documento è stato poi rimosso dalle autorità. Con lui erano state arrestate altre 3 persone, ma  le forze dell’ordine fanno sapere anche che due dei sospetti arrestati in seguito alla strage “non sono implicati negli attacchi”.

La premier della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha parlato di “attacchi pianificati da tempo” e ha confermato che il suo ufficio ha ricevuto il “manifesto” dal terrorista 9 minuti prima dell’attacco. Tuttavia il documento non riportava dettagli sul luogo dell’attacco.

L’attentatore ha aperto il fuoco contro i fedeli musulmani intorno alle 13.30 di venerdì 15 marzo 2019 (quando in Italia era l’1.40). Nei pressi delle moschee sono state trovate anche due autobombe inesplose: gli ordigni sono stati disinnescati.

Tarrant ha anche pubblicato un video in diretta della sparatoria in una delle due moschee, ma le autorità lo hanno rimosso per le immagini violente che conteneva. Il video è arrivato anche alla redazione di TPI, che qui ne ha pubblicato una versione parziale.

Prima del blitz, il terrorista aveva pubblicato sui social la foto di tre caricatori per armi automatiche: su questi erano riportati i nomi di alcuni terroristi, tra cui quello dell’italiano Luca Traini, che nel febbraio 2018 aveva sparato contro alcuni stranieri a Macerata.

Come rivelato da TPI, in una una chat di neofascisti Tarrant ha annunciato che stava per andare a sferrare un attacco contro i musulmani e sullo stesso gruppo ha pubblicato il link su cui seguire l’azione in diretta streaming online.

L’annuncio è arrivato, precisamente, 23 minuti prima che il video iniziasse. Ma non è stato fatto niente per scongiurare la strage.

Nel documento di rivendicazione dell’attentato l’uomo afferma: “Sostengo molti di coloro che prendono posizione contro il genocidio etnico e culturale. Luca Traini, Anders Breivik, Dylan Roof, Anton Lundin Pettersson, Darren Osbourne”.

Intervistato da TPI, l’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli, ha precisato che il suo assistito “condanna” la strage in Nuova Zelanda.

Nelle 74 pagine c’è anche una auto-intervista in cui il killer afferma di essere un “fascista” che vuole “difendere la razza bianca”. Brenton Tarrant, inoltre, auspica la morte di alcuni premier e capi di stato internazionali, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Dopo la strage l’intera città di Christchurch è stata messa “in lockdown”, ovvero bloccata, ospedali compresi, per sicurezza. La polizia della Nuova Zelanda via Twitter esorta chiunque a tenersi lontani dalle moschee in tutto lo Stato.

“Un atto di violenza senza precedenti”, ha commentato la prima ministra Arden, parlando alla nazione. “Questo è uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda, la Nuova Zelanda è stata attaccata perché noi rappresentiamo la diversità”.

Alla strage è sopravvissuta la Nazionale di cricket del Bangladesh, che al momento dell’attacco era su un pullman diretta proprio verso una delle moschee colpite.

L’attacco è stato condannato dai principali leader mondiali. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, definito da Tarrant “simbolo della rinnovata identità bianca”, ha parlato di “orribile massacro” per “49 persone innocenti”.

In Italia, il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha espresso “assoluta condanna per gli infami assassini” e ha aggiunto che prova “compassione per quelli che ‘è sempre colpa di Salvini’”.

Poche ore dopo l’attentato, a Auckland, capitale della Nuova Zelanda, è scattato un allarme bomba alla stazione dei treni di Britomart a causa di pacchi sospetti abbandonati. I pacchi sono stati fatti brillare per precauzione.

Il sedicente Stato islamico ha promesso di vendicare la strage delle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. L’organizzazione terroristica ha condiviso infatti sui canali Telegram la foto di un fucile, un Kalashnikov nero, con le scritte in bianco, in risposta alle armi usate dal suprematista Brenton Tarrant. “Vi riporteremo la sconfitta presto, nessuno si salverà. La risposta è in arrivo”, recitano le scritte bianche sul fucile avvolto in una bandiera nera dell’Isis.

Notizia in aggiornamento