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“Recito con gli uomini e per questo mi minacciano di morte”: storia di Mursal, giovane attrice afghana che lotta per l’emancipazione femminile

Di Bianca Senatore
Pubblicato il 9 Mag. 2019 alle 17:14 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:41
Immagine di copertina
Mursal sul set di Roya

Mursal attrice afghana | Quasi ogni giorno alle 17,30 Roya svanisce e Mursal Abasi lascia il set per tornare a vestire i panni di sé stessa, una diciottenne afgana come tante, che avrebbe avuto un destino triste se all’improvviso non fosse arrivata l’occasione della vita.

Ci sono lavori che fino a pochi anni fa in Afghanistan erano assolutamente vietati a una donna. Quello dell’attrice, per esempio, era un ruolo impensabile soprattutto per una ragazzina. Ma quando un produttore coraggioso ha deciso di realizzare una nuova sit-com per la tv non poteva che aprire un casting rivolto alle giovani di Kabul.

E Mursal, nonostante i problemi e lo sconforto di quel momento, decide di tentare. “Quando avevo 15 anni ho iniziato a subire molestie da parte di un gruppo di giovani affiliati ai talebani. Non mi lasciavano mai in pace, mi minacciavano, mi picchiavano e io non potevo far nulla per ribellarmi. Da quel momento ho cominciato a non voler più andare a scuola o uscire con la mamma a far la spesa. Mi sono chiusa in me stessa, credendo di non aver alcun futuro”, racconta Mursal.

“Poi un giorno ho visto su Facebook l’annuncio per un casting organizzato dalla Rumi Consultancy, una società di media e comunicazioni afgana. Cercavano la protagonista di una nuova serie tv dedicata alle giovane donne che cercano di trovare spazio nel mondo del lavoro e che lottano per la propria indipendenza. Ho pensato che quel ruolo era esattamente per me”, spiega ancora la giovane Mursal.

E così Mursal, presa da uno slancio di vitalità, decide di partecipare, se pur di nascosto alla sua famiglia. “Sapevo che i miei genitori me lo avrebbero impedito ed ero anche consapevole di non saper nulla di recitazione, però ho pensato che per come stavo, tanto valeva tentare il tutto per tutto”.

Mursal, consapevole dei rischi e memore delle violenze subite per molto meno, invia una sua foto alla produzione e quando viene chiamata per il provino arriva allo studio televisivo in preda a una vera e propria crisi di panico. “Durante il provino tremavo come una foglia, non riuscivo a calmarmi, balbettavo tanto dal nervosismo e infatti mi dissero che non ero adatta a parlare in pubblico. Allora mi scusai dicendo che ero molto nervosa e loro mi dissero che se mi fossi sentita in grado di farlo, avrei avuto un’altra chance”.

Mursal crede di aver sprecato l’opportunità ma quando davvero viene richiamata sa che non può fallire ancora.

“La seconda volta sono stata bravissima, mi sono stupita di me stessa. Sentivo che il personaggio di Roya era costruito per me e mi sono calata nei suoi panni. Deve aver funzionato, perché mi hanno preso”, spiega Mursal con l’emozione nella voce.

Comincia così la carriera di attrice di Mursal Abasi. “Il problema era come dirlo alla mia famiglia, sarebbe stato l’ennesima difficoltà da affrontare dopo il nostro passato già complicato”.

La famiglia Abasi, infatti, scappa dall’Afghanistan subito dopo la nascita di Mursal, qualche mese prima dell’11 settembre 2001, in pieno regime talebano. Emigrano in Iran dove il capofamiglia è costretto a fare lavori umili, subendo la discriminazione verso i rifugiati afghani.

“Quel periodo lo ricordo come un incubo, perché non avevamo diritti, non potevamo far nulla, io non andavo a scuola nonostante volessi a tutti i costi avere un’istruzione. Era una vita sacrificata e così, qualche anno dopo siamo tornati a Kabul dove siamo riusciti a rimetterci in sesto. Ecco perché sapevo che non avrebbero preso bene il mio progetto”.

Eppure, una sera a cena Mursal prende coraggio per raccontare tutto e la reazione è esattamente quella prevista. “Mio padre era furioso, diceva che era fuori questione che una ragazza partecipasse a un film. Urlava chiedendomi chi mi avesse messo in testa queste assurdità ed era terrorizzato dai commenti e dalle reazioni della gente. Mi chiedeva ossessivamente se lo facevo per soldi e mi ripeteva che lui aveva abbastanza denaro per mantenere me e i mie fratelli. Pensava che tutta Kabul avrebbe riso di lui perché non era in grado di mantenere la sua famiglia”.

Mursal attrice afghana cerca di spiegare al padre che non è una questione di soldi e che le donne hanno tutti i diritti di poter realizzare sé stesse senza dipendere da un uomo ma per giorni e giorni lui non le rivolge la parola. Sua madre, invece, pian piano si convince e fa il tifo per lei fin tanto che riesce a convincere il marito a dare una possibilità all’intraprendente figlia.

“Non mi ha dato il permesso di persona me lo ha fatto dire da mia madre, perché ha continuato per settimane a non parlarmi e a non guardarmi in faccia. Ma a quel punto io ho deciso che era il momento di cambiare le mie prospettive”, ha raccontato ancora Mursal.

Iniziano le riprese di Ronya. “I primi tempi è stato molto difficile perché non avevo le basi della recitazione e girare i primi tre episodi della fiction, i più importanti per di più, è stato un lavoro lungo e faticoso. A volte mi sono messa a piangere ma il produttore è stato bravissimo a sfruttare quelle emozioni nella storia”, racconta ancora.

In uno dei primi episodi, la protagonista Roya deve chiedere il permesso al padre per lavorare in un’agenzia di comunicazione e i sentimenti che prova il personaggio sono gli stessi provati da Mursal. La recitazione è perfetta. Dopo 8 mesi di riprese, la fiction è andata in onda su Khurshid Tv ottenendo un grande successo in Afghanistan tanto che Mursal Abasi è diventata un’attrice abbastanza famosa in tutto il Paese.

“La notorietà comporta dei rischi, lo so. Spesso ricevo minacce di morte, insulti, messaggi aggressivi perché dicono che sono una donna poco seria, che lavoro con gli uomini, pensano che mi spoglio davanti a tutti, follie…”. In realtà il lavoro del cast e della produzione è molto tranquillo: “C’è feeling tra tutti, senza nessun contrasto” – puntualizza una delle produttrici, Lima Nawabzada, anche lei donna di grande carattere, che ha lottato per ottenere un ruolo di comando all’interno di una produzione televisiva.

Nonostante ancora avvengano episodi di violenza e oscurantismo in alcune parti del Paese, in Afghanistan il movimento sotterraneo delle donne che si battono per la propria emancipazione sta portando a grossi risultati.

Ne è un esempio il lavoro di Mursal attrice afghana che è riuscita a recitare nonostante il passato di vessazioni e il contrasto della famiglia, né un esempio la vittoria di Zahra Elham, la prima donna ad aggiudicarsi l’Afghan Star, la versione afghana del celebre talent American Idol, ma ne sono prova anche le tante altre donne che hanno ottenuto ruoli importanti in settori prima assolutamente a loro preclusi.

“C’è ancora tanto da fare per cambiare le cose – racconta Mursal – ma dopo di me molte alte ragazze hanno capito che possono fare quello che desiderano”. Ora Mursal ha iniziato a studiare recitazione in maniera professionale e sogna in grande. “ll mio prossimo obiettivo? Sfilare sul tappeto rosso e rappresentare l’Afghanistan agli Oscar”.

Mursal attrice afghana

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