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Kenya: respinto un ricorso sulle leggi contro i gay. L’omosessualità continuerà a essere un reato

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 24 Mag. 2019 alle 17:06 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:46
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Credit: Yasuyoshi CHIBA / AFP

Kenya: respinto ricorso sulle leggi coloniali contro i gay | In Kenya l’omosessualità continuerà a essere perseguita come reato.

Lo ha stabilito l’Alta Corte del Kenya in una sentenza, che rigetta la richiesta di abolire una legge dell’era coloniale che vieta le relazioni omosessuali.

Nel paese africano, infatti, le relazioni omosessuali sono state bandite da quando i britannici colonizzarono il Kenya alla fine del XIX secolo.

Il codice penale del Kenya criminalizza “la conoscenza carnale contro l’ordine della natura”. Chiunque sia coinvolto in relazioni omosessuali potrebbe rischiare fino a 14 anni di carcere.

L’Alta Corte ha motivato la sentenza affermando che non vi sono sufficienti prove di discriminazione contro la comunità LGBTQI, confermando dunque la validità della legge esistente.

La decisione, tuttavia, non è del tutto inaspettata. Prima della sentenza, infatti, l’avvocato Waruguru Gaitho aveva dichiarato: “Siamo pronti per una lunga battaglia. Siamo ben consapevoli che l’iter legale sarà molto lungo, ma anche consapevoli che permette diversi appelli. Continueremo a batterci per l’uguaglianza”.

Attualmente trentotto paesi africani, su un totale di 55, hanno in vigore leggi che puniscono i gay.

In Somalia e nel Sud Sudan si tratta di un reato punibile addirittura con la morte. In Nigeria, invece, si rischiano 14 anni di carcere, mentre in Tanzania si può essere puniti con 30 anni di reclusione.

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