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Hong Kong, preoccupazione per “i preparativi” dell’esercito cinese al confine

Il tweet del presidente Usa Trump: "Xi, incontriamoci"

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 15 Ago. 2019 alle 13:50 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:22
Immagine di copertina
L'esercito cinese al confine con Hong Kong (Photo by STR / AFP)

Hong Kong, esercito cinese pronto a intervenire

La pazienza di Pechino è agli sgoccioli e dopo settimane di proteste antigovernative a Hong Kong cresce la paura che la Cina presto possa mobilitare l’Esercito cinese popolare di liberazione. Proprio come accadde 30 anni fa con la repressione delle manifestazioni di piazza Tienanmen. Strani “movimenti” delle truppe cinesi di stanza ad Hong Kong sembrano alimentare le preoccupazioni dei manifestanti per un inasprimento delle tensioni.

Le immagini satellitari hanno mostrato decine di blindati e mezzi corazzati cinesi per il trasporto di unità in uno stadio di Shenzhen, a due passi dal confine con Hong Kong, paventando i preparativi di un blitz della polizia armata. Le truppe cinesi sono state di stanza a Hong Kong da quando gli inglesi hanno restituito la città alla Cina nel 1997. Secondo Rand Corp, si stima che circa seimila soldati siano di stanza in città, pronti a intervenire in qualsiasi momento. Altre migliaia di unità sono situate oltre il confine a Shenzhen. Il quartier generale di Hong Kong del PLA si trova nel principale quartiere degli affari della città, a pochi passi dalla Bank of America Tower, e ci sono caserme e altri siti sparsi per la città.

Le proteste all’aeroporto di Hong Kong

La Cina ha condannato le ultime proteste all’aeroporto. L’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao, che fa capo al governo cinese, ha espresso “la più forte condanna di queste azioni da terroristi” definendo inoltre i due uomini feriti “patrioti della Cina continentale”. I media di Pechino, invece, hanno sollecitato un’azione più decisa per sedare “la rivolta”. La Tv statale Cctv ha rimarcato i danni economici e d’immagine subito dall’ex colonia.

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno fatto un passo indietro e lasciato l’aeroporto dell’ex colonia dopo due giorni di durissimi scontri con la polizia e la cancellazione di oltre 300 voli. La notizia del ritorno all’operatività, seppur positiva, non ha fugato la preoccupazione dei movimenti di protesta, visti i ridotti margini di manovra tra le parti.

L’Authority dello scalo, tra i più trafficati al mondo, ha ottenuto un’ingiunzione giudiziaria contro le “persone che ostacolano illegalmente e volontariamente o interferiscono con il corretto” svolgimento delle attività. Ovvero la possibilità di vietare altre manifestazioni.

La preoccupazione degli Usa per Hong Kong

“Gli Usa sono profondamente preoccupati dai rapporti sui movimenti di unità paramilitari cinesi lungo il confine con Hong Kong”, ha commentato il Dipartimento di Stato Usa. Pur se le esercitazioni di Shenzhen erano previste da tempo, nella versione ufficiale, resta il fatto che la pazienza di Pechino si stia ormai esaurendo. Un intervento “paramilitare”, però, sarebbe ad alto rischio e con un forte impatto internazionale.

E il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha proposto un incontro con il presidente cinese Xi Jinping. Per parlare di “un accordo commerciale”, ma solo se si lavorerà “con umanità su Hong Kong”. “Conosco molto bene il presidente cinese Xi. È un grande leader che ha molto rispetto per il suo popolo. È anche un brav’uomo in un ‘affare difficile’. Ho ZERO dubbi sul fatto che se il presidente Xi vuole risolvere rapidamente e umanamente il problema di Hong Kong, può farlo. Incontro personale?”, ha twittato Trump, suggerendo, appunto, un incontro tra i due.