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Le mogli dei poliziotti inviati al G7 di Biarritz: “Abbiamo paura, in Francia c’è odio per i nostri mariti”

Stipendi bassi, turni massacranti, gli scontri con i gilet gialli: agenti depressi, suicidi in aumento. Le compagne si riuniscono in un'associazione per raccogliere denunce

Di Giulia Cerino
Pubblicato il 25 Ago. 2019 alle 16:05 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:27
Immagine di copertina
Credit: Thomas SAMSON / AFP

G7 Biarritz, le moglie dei poliziotti: “Abbiamo paura”

“Mio marito lavora nel corpo della polizia francese con funzioni antisommossa, si chiamano Crs. Viviamo in Haute Garonne, nel sud della Francia. Lui è partito 15 giorni fa, all’alba. È stato chiamato in servizio a Parigi ma oggi è a Biarritz per il G7”. Aurelie è la moglie di un poliziotto. Uno dei 13mila addetti delle forze dell’ordine che in questi giorni garantisce la sicurezza dei potenti della terra riuniti nel lussuoso Hotel du Palais. Da settimane il marito di Aurelie è sul campo, indaffaratissimo e con turni estenuanti.

Al G7 di Biarritz

Biarritz ha infatti subito un restyling di sicurezza non da poco con telecamere piazzate ovunque, specialmente intorno alla zona rossa. Alcuni militanti con intenzioni apparentemente facinorose sono stati fermati prima ancora che raggiungessero la lussuosa città della Nuova Aquitania, mentre da giorni la polizia identifica chiunque appaia sospetto e non (anche i giornalisti vengono perquisiti e le borse controllate).

L’apparato di sicurezza dell’Eliseo deve fronteggiare la permanente minaccia del terrorismo ma quest’anno a farla da padrone sono i contestatori, i movimenti ambientalisti saldati coi gilet gialli, il movimento nato l’anno scorso contro l’ecotassa imposta dal presidente Emmanuel Macron e poi sfociato in tutta la Francia in una mobilitazione che va avanti da oltre 40 settimane. Dall’inizio della protesta si contano centinaia di feriti anche gravi, decine di processi a carico dei gilet gialli, che da mesi denunciano le granate sparate ad altezza d’uomo e il massiccio utilizzo di gas lacrimogeni.

I fatti confermano e dimostrano che sono in effetti numerosi e documentati gli atti di violenza realmente compiuti dalle forze dell’ordine contro i gilet gialli, sono ripetuti e documentati anche i comportamenti aggressivi della polizia in tenuta antisommossa, le azioni violente spesso gratuite e poco proporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dai gilet gialli. A tal punto che, a margine di un incontro con Macron, il presidente russo Vladimir Putin ne ha approfittato tirando acqua al suo mulino e sostenendo che i metodi della polizia francese contro i gilet gialli assomigliano proprio a quelli utilizzati in Russia, che noi però definiamo “autoritari”.

L’associazione delle mogli

Aurelie lavora in un negozio vicino Tolosa ed è la presidente dell‘Associazione Femmes des Forces de l’Ordre en Colère, nata nel 2017. L’associazione FFOC è composta dalle mogli e compagne dei membri delle forze dell’ordine: poliziotti, gendarmi, pompieri, polizia doganale e penitenziaria, militari e vigili urbani. Denuncia che un poliziotto medio di cinquant’anni in Francia prende uno stipendio di 1.800 euro lordi ma lavora continuamente e senza sosta perché manca il personale.

“Il problema principale è che ci sono posti vacanti nella polizia e nessuno ne assume di nuovi. È per questo che i nostri uomini patiscono la fatica, fisica e psichica. Molti sono depressi, alcuni si ammalano. Continuano a chiedere loro di proteggere un presunto ordine pubblico ma i poliziotti sono i primi a non essere difesi”.

I gilet gialli

Con l’arrivo delle manifestazioni dei gilet gialli poi la situazione è precipitata. Aurelie è ormai una specie di confessionale per i poliziotti. “Mi scrivono sfogandosi per le condizioni di lavoro penose nelle quali sono costretti a lavorare. Si confidano denunciando paghe da fame e turni interminabili di lavoro”. Sanno che si possono fidare di Aurelie. Mai e poi mai rivelerebbe l’identità di chi la contatta. La strategia di ordine pubblico dell’Eliseo è stata finora caratterizzata da un uso massiccio da parte del reparto antisommossa di lacrimogeni e granate spesso sperate ad altezza uomo che, in più occasioni, hanno colpito i manifestanti e ferito i poliziotti stessi.

Jerome Rodrigues, un gilet giallo tra i più agguerriti, è stato colpito ad un occhio e l’ha perso. È lui, insieme ad altri leader della protesta, che per questo G7 sul suo profilo Twitter ha chiamato a raccolta i gilet gialli invocando numerosi cortei e contro-manifestazioni in nome della giustizia sociale e fiscale. Per tutto questo, il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione di questo G7 a Biarritz rappresenta un fondamentale banco di prova per il sistema di polizia francese.

I suicidi

Alla vigilia del vertice e dopo la morte del giovane Steve Maia Caniço, il 21 giugno a Nantes, durante un’operazione di polizia controversa, Macron ha annunciato di voler cambiare strategia in tema di sicurezza. Ma il 2019 è già un anno nero per la polizia in Francia. Giovedì 22 agosto Sandra, una giovane in uniforme assegnata ad un commissariato di Parigi, si è suicidata con l’arma di servizio. Intervistato, il papà ha detto che la figlia era esausta a causa dei turni interminabili fatti “per fronteggiare i gilet gialli quest’inverno”.

Anche il marito di Aurelie è stato spesso sugli Champs-Elisees. “Le proteste dei gilet gialli gli hanno davvero abbassato il morale. Mio marito mi dice sempre: ‘Aurelie immagina di dover immobilizzare o sparare dei gas contro giovani che potrebbero essere nostro figlio’. Immagina cosa può significare dover fronteggiare chi rivendica dei diritti sui quali anche noi siamo in via di principio d’accordo. Come ti sentiresti al rientro a casa?”. Il marito di Aurelie si sveglia alle 6 ogni mattina e lavora senza sosta. Manca spesso da casa, “non ci vediamo quali mai”.

Quello di Sandra è il 47esimo suicidio dall’inizio dell’anno nella polizia nazionale. Il 28 luglio un altro poliziotto si era tolto la vita. Era in casa. Anche lui si è sparato. Quattro giorni prima, un altro suicidio. Un ufficiale della polizia giudiziaria di Cergy-Pontoise, in Val-d’Oise, si è ammazzato nel suo commissariato.

L’odio contro i poliziotti

Nella società francese, come in quella italiana, è in corso una latente ma nemmeno molto silenziosa guerra civile. Due gli schieramenti contrapposti: quello di chi odia la polizia e quello di chi, almeno a parole, la sostiene. Di solito questi ultimi sono i politici, che però finora per le forze dell’ordine e per le loro famiglie hanno fatto poco e niente. I social hanno contribuito ad amplificare e generalizzare il messaggio secondo il quale esiste una diretta correlazione tra polizia e violenza.

“È vero, ci sono molte mele marce che hanno compiuto gesti riprovevoli ma non si può generalizzare. Mio marito è un bravo poliziotto e dietro la divisa è un uomo come gli altri con problemi di varia natura: debiti, tasse da pagare, stipendi da fame, una famiglia e dei figli da crescere esattamente come fate tutti voi, che per vostra fortuna non portate la divisa”. “La mia forza sta nella rete di mamme e mogli che reggono la mia associazione. Senza di loro mi sentirei persa, sola”, spiega Aurelie. “È successo più volte sia a me che ad altre mogli di poliziotti che anche i nostri figli diventassero bersaglio degli amichetti a scuola e venissero insultati perché il papà porta la divisa. Prima erano gli ebrei in Francia che si dovevano nascondere, oggi, certo tenendo conto delle dovute differenze, posso dire che siamo sulla buona strada anche noi”.

Sono numerosi i casi di appartenenti alle forze dell’ordine che sono stati attaccati mentre erano fuori servizio. “Abbiamo paura dei terroristi ma anche di questo odio contro i poliziotti che ormai arriva da tutti i cittadini. Mio marito è stato seguito a casa sua più di una volta, alcuni vengono riconosciuti mentre sono con la famiglia. La prassi vuole che mio marito vada a fare compere e la spesa nel supermercato di un’altra città, lontano da dove viviamo noi oggi, così da non essere riconosciuto”. Addirittura, in alcune occasioni, Aurelie utilizza un codice speciale e segreto con suo marito. “Se siamo al supermercato e mio marito vede un sospetto che ha interrogato o fermato nei giorni precedenti mi fa segno di allontanarmi da lui con i nostri figli in modo che il criminale non possa individuarci come suoi familiari”.

Paura

Aurelie ha paura. Prima era solo la paura dei terroristi. Oggi c’è di più. “La settimana scorsa un poliziotto stava uscendo dalla discoteca, stava per i fatti suoi non era in servizio ed è stato ucciso. Sua moglie è incinta, t’immagini cosa significa per una moglie ascoltare queste notizie?”. È Aurelie stessa che si nasconde. È stata più volte minacciata di morte a causa della sua attività su Internet a sostegno delle forze dell’ordine. ”Mi intimano di tacere, di smettere di postare contenuti sennò rischio i guai, e durante le manifestazioni a sostegno dei poliziotti dobbiamo guardarci le spalle perché rischiamo di essere violentemente contestate”.

Dall’inizio delle manifestazioni dei gilet gialli, i poliziotti sono stremati, “ma il ministro dell’interno Castanaire non ci vuole ricevere”, denuncia Aurelie. “Non ascolta i suoi uomini, non riforma i cicli degli orari, non paga le ore supplementari. Sono due anni che aspettiamo che Macron ci dia un appuntamento. Ci hanno inviato una bella lettera ma non abbiamo avuto risultati concreti. Vari deputati del parlamentari hanno scritto anche al ministro degli Interni ma lui dice che non ha tempo. La sua agenda non glielo permette”.