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“Se Erdogan non rispetta le elezioni rischio caos anche per Ue”: l’Hdp turco a TPI

TPI ha intervistato Evren Cevik, membro della Commissione Affari esteri del partito filo-curdo HDP

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 8 Mag. 2019 alle 18:17 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:20
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Credit: Yasin AKGUL / AFP

Il 6 maggio la Commissione elettorale suprema della Turchia (Ysk) ha annullato le elezioni amministrative di Istanbul: a vincere era stato il candidato dell’opposizione, che aveva così sottratto al partito del presidente Recep Tayyip Erdogan una delle metropoli più importanti del paese.

Una vittoria che il capo di Stato non aveva mai accettato e contro cui si era immediatamente appellato, fino a riuscire ad ottenerne l’annullamento, tra le proteste dell’opposizione.

In molti avevano letto la vittoria di Ekrem Imamoglu come un cambiamento significativo della realtà politica del paese e uno schiaffo all’autoritarismo imposto dal presidente turco, ma le speranze sono state presto disattese.

TPI ha contattato telefonicamente Evren Cevik, membro della Commissione Affari esteri del partito filo-curdo HDP per avere un commento sull’annullamento delle elezioni e per capire come la popolazione ha reagito alla decisione della Commissione elettorale.

L’HDP aveva invitato i suoi elettori ad appoggiare i candidati del CHP (partito di ispirazione kemalista) nelle maggiori città del paese per aumentare le speranze di sconfiggere i rappresentanti del partito del presidente.

Cosa pensa della decisone della Commissione elettorale?

Prima di parlare di Istanbul, è bene analizzare dal contesto generale. Le elezioni amministrative sono state molto complesse: il Governo ha fatto di tutto per interferire sui risultati, soprattutto nel territorio curdo dove ha persino inviato le forze di polizia a controllare i seggi, così da incutere timore negli elettori.

Per quanto riguarda Istanbul, Erdogan ha perso il controllo della città (e di altri importanti centri del paese) anche grazie al voto dei curdi, che hanno dimostrato di essere determinanti nei risultati delle elezioni. Se avessimo deciso di sostenere il candidato dell’AKP del presidente, questo avrebbe vinto. Ma noi siamo dalla parte di Imamoglu, lo abbiamo aiutato ad essere eletto sindaco di Istanbul ed è per questo che adesso Erdogan ci odia ancora più di prima.

Il presidente però è riuscito a far annullare le elezioni grazie all’aiuto della Commissione elettorale. Stiamo parlando di un organo che dovrebbe essere indipendente per legge, ma che in realtà ha legami diretti con Erdogan e il suo partito, come dimostrano gli ultimi avvenimenti.

Anche noi di HDP abbiamo presentato dei ricorsi alla Commissione elettorale dopo le elezioni, ma nessuna delle nostre richieste è stata accolta. Ma che i commissari non fossero indipendenti lo sapevamo già, lo abbiamo visto anche in occasione del referendum costituzionale: i voti sono stati manipolati, ma la Commissione ha accettato i risultati.

I cittadini non hanno più fiducia nei commissari e se non faranno niente per evitare che le prossime elezioni vengano manipolate si rischia il caos: ai cittadini non resterebbe che scendere in strada a manifestare e l’instabilità nel paese sarebbe un problema anche per l’Europa e il Medio Oriente.

Ci sono state proteste a Istanbul contro l’annullamento delle elezioni?

Sì, le persone sono scese nelle strade a protestare quando le elezioni sono state annullate. Stiamo assistendo ad una vera e propria polarizzazione della società tra chi è contro Erdogan e chi lo sostiene. Soprattutto i giovani stanno manifestando contro il presidente e le repressione che mette in campo contro chi gli si oppone.

Cosa farete adesso?

Continueremo a sostenere Imamoglu anche alle prossime elezioni e ad opporci ad Erdogan, soprattutto nel Kurdistan. Non possiamo cooperare con l’AKP: il nostro presidente [Selahattin Demirtaş, ndr] e altri membri dell’HDP sono in carcere e ci sono 7mila persone in sciopero della fame contro l’isolamento di Abdullah Ocalan [leader del Pkk, ndr].

Non cambieremo idea solo perché dopo otto anni gli avvocati di Ocalan sono riusciti finalmente ad incontrarlo nella prigione di Imrali.

Pensa che Imamoglu vincerà? Cosa succederà dopo?

Imamoglu ha buone possibilità di vittoria anche perché noi curdi lo appoggeremo di nuovo. Se Erdogan non dovesse accettare i risultati delle elezioni del 23 giugno alle persone non resterà altro che scendere per strada, dando vita ad un clima di violenza e instabilità in Turchia. Se non si può cambiare il paese usando gli strumenti democratici i cittadini ricorreranno ad altri mezzi.

Il futuro del paese adesso è nelle mani di Erdogan.

Pensa che l’Unione europea dovrebbe intervenire?

L’Unione europea è molto lenta nel reagire a quanto sta accadendo in Turchia. Anche in occasione del referendum del 2017 con cui Erdogan ha cambiato la Costituzione accentrando il potere nelle sue mani, l’Ue non ha fatto niente. Ci sono stati dei brogli, il voto è stato manipolato, ma la rappresentante per gli Affari esteri, Federica Mogherini, si è limitata a dire che l’Ue “rispettava i risultati”. Adesso stanno facendo lo stesso con Istanbul.

Perché l’Ue non interviene?

Per gli accordi tra Ue e Turchia sui profughi: Bruxelles non vuole inimicarsi Erdogan e preferisce non dire nulla sulla manipolazione dei voti, dimostrando una certa passività verso il regime di Erdogan. L’Ue non riesce ad avere una posizione forte nei confronti della Turchia a causa degli accordi sui migranti.

I candidati curdi che sono stati eletti in alcune città sono stai sospesi. Come mai?

La Commissione elettorale ha prima approvato le candidature di coloro che erano stati rimossi dai loro incarichi nel periodo post-golpe del 2016, per poi non riconoscerne la validità una volta risultati vincitori.

Questi sindaci sono stati rimpiazzati da quei candidati dell’AKP che hanno perso le elezioni arrivando secondi. Un’ulteriore prova di come la Commissione elettorale sia legata a Erdogan.

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