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Elezioni Bangladesh, sangue ai seggi: almeno 12 morti. I risultati: vince l’attuale premier Hasina

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 30 Dic. 2018 alle 18:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:40
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Credit: AFP

Domenica 30 dicembre 2018 si sono tenute le elezioni nazionali in Bangladesh: il voto si è svolto tra violenze e scontri. I seggi si sono chiusi intorno a mezzogiorno, ora italiana, e durante le operazioni di voto sono morte almeno 12 persone nonostante l’imponete dispositivo di sicurezza messo in campo.

I risultati confermati dalla tv di Stato parlano di una vittoria per l’attuale premier Sheikh Hasina, che vorrebbe confermato per il suo quarto mandato.

Una delle principali tv private, la Jamuna Tv, famosa per le sue posizioni indipendenti, è stata oscurata senza alcuna spiegazione. “Stiamo ancora trasmettendo, ma nessuno ci può vedere a causa del black-out”, ha spiegato Fahim Ahmed, il direttore.

L’ormai decennale mandato del primo ministro Sheikh Hasina è stato segnato da accuse di autoritarismo, di repressione dei rivali politici e dall’imposizione di un bavaglio sulla libertà di parola dei media.

Hasina, 71 anni, spera di vincere nuovamente le elezioni per governare per un quarto mandato. Il suo partito, la Awami League (AL), guida la coalizione della Grande alleanza, che si contrappone al Fronte Jatiya Oikya (o Fronte Nazionale dell’Unità), guidato dal principale partito nazionalista del Bangladesh, il BNP.

Il suo leader, nonché due volte primo ministro, Khaleda Zia si trova al momento in un carcere a Dhaka con l’accusa di corruzione.

Sia Hasina che Zia appartengono a famiglie che vantano una lunga tradizione politica, spesso rivali e che si sono alternate al potere per gran parte degli ultimi tre decenni.

In assenza di Zia, l’alleanza del National Unity Front è guidata da Kamal Hossain, 82 anni, giurista ed ex ministro della legge.

TPI ha raccolto l’appello partito nazionalista del Bangladesh (Bnp) in Italia, che ha denunciato il pericolo che si nasconde nelle elezioni del 30 dicembre per i cittadini del Bangladesh.

Le elezioni 

Le elezioni parlamentari in Bangladesh del 30 dicembre sono una prova importante per il paese asiatico.

Le ultime urne del 2014 sono state boicottate dal BNP e bollate dagli osservatori internazionali come “una farsa” e in molti temono che anche questa volta le libertà dei cittadini nell’espressione del voto non saranno rispettate.

Secondo il BNP metà dei 300 candidati dell’opposizione sono stati attaccati durante tutta la campagna elettorale, mentre più di 11.500 dei suoi membri sono stati incarcerati nel mese solo mese di novembre.

Le autorità hanno bloccato il sito web del BNP insieme ad altre piattaforme in vista delle elezioni, sostenendo che contenevano materiale “osceno”.

Nel paese si sono anche registrati scontri violenti che hanno portato alla morte di sei persone: quattro sostenitori del BNP e due della Lega Awami.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto preoccupato per la situazione in Bangladesh e ha chiesto “a tutte le parti interessate di garantire un ambiente privo di violenza, intimidazione e coercizione prima, durante e dopo le elezioni”.

I temi 

Economia

Nonostante le accuse di aver creato un regime autoritario, Hasina è riuscita a far crescere l’economia nel corso del suo mandato: secondo le  ultima stime la crescita è stata delll’8 per cento.

Nella campagna elettorale, il partito attualmente al governo ha promesso di aumentare il Pil del Bangladesh fino al 9 per cento.

L’opposizione Jatiya Oikya Front, d’altra parte, ha affermato di voler far salire il salario minimo dei lavoratori del settore tessile, i prezzi del gas e dell’elettricità e di dare alla Banca centrale maggiore autonomia.

L’autoritarismo

Il Bangladesh sotto il premier Hasina è diventato di fatto uno stato monopartitico, dove vengono costantemente violati i diritti costituzionali dei suoi oppositori e dei cittadini comuni.

L’opposizione a questo proposito ha anche promesso di limitare a due i mandati da primo ministro per ogni singolo candidato.

Libertà dei media

Il Bangladesh è classificato 146esimo su 180 paesi nella libertà dei media, secondo Reporters Without Borders (RSF): almeno 25 giornalisti e diverse centinaia di blogger e utenti di Facebook sono stati perseguiti nel 2017 in base alla legge sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che punisce qualsiasi comunicazione elettronica che “tende a depravare o corrompere” l’immagine dello Stato.

Il BNP ha promesso di abolire questa legge controversa.

I crimini di guerra del 1971 

La guerra di indipendenza con il Pakistan del 1971 rimane la questione politica più controversa del Bangladesh e il premier Hasina ha spesso sfruttato la guerra del 1971 per giustificare la sua imposizione di un governo autoritario.