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Brexit, Tusk propone una proroga lunga ma flessibile, May chiede estensione fino al 30 giugno

Di Laura Melissari
Pubblicato il 5 Apr. 2019 alle 10:02 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:57
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Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, sarebbe pronto a proporre ai capi di Stato e di governo dell’Ue a 27, che si riuniranno il prossimo 10 aprile, di concedere al Regno Unito una proroga lunga ma flessibile, per scongiurare il No deal.

A riferirlo è l’Agi, che cita fonti europee. Il piano di Tusk prevede una proroga di un anno, fino al 10 aprile 2020, ma che possa essere interrotta se prima di quella data il parlamento britannico approverà e ratificherà l’accordo di divorzio dalla Ue.

Per Tusk è “l’unica strada ragionevole”, ma il piano deve ancora essere sottoposto e approvato dai 27. Si allontana invece l’ipotesi proroga breve, che per l’Ue sarebbe un salto nel buio. May ha incontrato il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn, per tentare di trovare un compromesso.

Secondo Tusk una proroga flessibile di un anno permetterebbe a Theresa May di far passare l’accordo, dopo aver trovato il dialogo con le opposizioni. E comunque ci sarebbe più tempo per ripensare alla strategia Brexit.

La premier ha formalizzato la richiesta di proroga a Bruxelles, in cui mette nero su bianco la strada che vuole seguire per trovare un accordo.

Nella lettera scritta da May al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si legge: “Il Regno Unito propone che (l’estensione) termini il 30 giugno 2019. Se le parti sono in grado di ratificare prima di questa data, il governo propone che il periodo di estensione cessi prima”.

Finora Bruxelles e Londra avevano raggiunto l’accordo di una estensione fino al 12 aprile, che sarebbe stata portata al 22 maggio in caso di approvazione a Westminster dell’accordo raggiunto tra May e l’Ue. L’accordo è stato finora respinto tre volte dalla Camera dei Comuni.

Nel caso in cui la proroga lunga andasse a buon fine, il Regno Unito dovrebbe partecipare alle elezioni europee del 23 e 26 maggio. Alcuni paesi temono però l’incertezza che si verrebbe a creare.

Se la proroga flessibile passasse, il Regno Unito potrebbe uscire dall’Ue appena prima del voto per il rinnovo dell’Europarlamento, cancellando le elezioni a livello nazionale e creando una situazione di caos nella ripartizione dei seggi per gli altri Stati membri.

E c’è anche il rischio secondo cui l’Ue sarebbe sensibile alle conseguenze dell’instabilità interna del Regno Unito, ad esempio se May decidesse di dimettersi.

“Abbiamo qualche giorno in più, se ci sarà una maggioranza sostenibile del Parlamento del Regno Unito sull’accordo di ritiro entro il 12 aprile, allora la Ue è pronta ad accettare una proroga di Brexit. Se la Camera dei Comuni non si pronuncerà, nessuna proroga breve sarà possibile, perché questo minaccia il buon funzionamento dell’Unione europea e le stesse elezioni europee”, aveva chiarito Juncker.