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Tra i vicoli di Genova l’omaggio a Peppino Impastato

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 11 Mag. 2019 alle 13:44
Immagine di copertina
Peppino Impastato. Credit: Twitter

Peppino Impastato Genova murale – “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. La frase di Peppino Impastato campeggia su un muro di Genova, accanto a un murale che ritrae il giornalista di Cinisi, ammazzato da Cosa Nostra nella notte del 9 maggio del 1978.

L’omaggio a Peppino nasce in vico della Rosa. L’autore resta anonimo, ma non serve un nome, quando il soggetto è il messaggio dell’attivista antimafia. Peppino sorride nel murale, affacciato a una finestra, guarda Genova e ricorda l’importanza di non piegarsi alla rassegnazione, alla paura, all’omertà.

L’arma che Peppino invita a usare è quello della bellezza. Ed è quello che l’attivista ha fatto per tutta la sua vita, ribellandosi, impegnandosi fino alla morte per la libertà della sua terra.

La vicenda tragica della morte di Peppino Impastato è stata oscurata dal ritrovamento del corpo di Aldo Moro, ma la sua vita è stata riscoperta e raccontata ed è diventata presto uno degli esempi della lotta alla mafia, dentro e fuori dalla Sicilia.

Figlio di padre mafioso, presto Peppino comprende di non appartenere a quel modo. Si ribella, viene ripudiato dal padre, ma non si ferma. Insieme ad amici e compagni, Peppino nel 1977 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui il giornalista e attivista denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi, il suo paese, del capomafia Gaetano Badalamenti.

Sarà proprio Badalamenti a vedere in Peppino Impastato un elemento scomodo. Tanto scomodo da sentenziarne presto la morte. Nel 1978 Impastato si candida alle elezioni provinciali nella lista Democrazia Proletaria. Voleva cambiarlo, quel posto, e aveva deciso di non lasciare la sua Sicilia, come in tanti facevano, ma di restare e lottare.

Peppino Impastato non venne mai eletto, perché nella notte del 9 maggio del ’78 l’attivista viene ucciso. La sua morte viene fatta passare per suicidio, ma la lotta della madre Felicia, del fratello Giovanni e dei suoi amici hanno portato presto alla luce la verità. La morte di Peppino Impastato è stata commissionata da Gaetano Badalamenti.

L’11 aprile 2002 il boss Badalamenti è stato condannato all’ergastolo dopo essere stato riconosciuto come mandante del delitto. Il 30 aprile 2004, a 80 anni, è morto nel centro medico di un penitenziario in Massachusetts.

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