Era Mare: un progetto fotografico per aiutare Venezia a rialzarsi dopo i giorni di acqua alta

Matteo de Mayda, Andrea Codolo, Giacomo Covacich e Francesca Seravalle hanno scelto di raccontare in immagini l’atmosfera sospesa e fragile di Venezia, della sua laguna e dei veneziani durante i giorni dell'alluvione

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 7 Gen. 2020 alle 14:55 Aggiornato il 7 Gen. 2020 alle 18:32
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Immagine di copertina

Era Mare: un progetto fotografico per aiutare Venezia

La notte del 12 novembre 2019 a Venezia la marea ha raggiunto 187 centimetri sul medio mare. Un evento eccezionale, che ha sommerso le strade e allagato la quasi totalità dei piani terra dei palazzi.

Il fotografo Matteo de Mayda, lo studio grafico bruno (di Andrea Codolo e Giacomo Covacich) e la curatrice artistica Francesca Seravalle, hanno scelto di raccontare attraverso il progetto fotografico Era Mare l’atmosfera sospesa e fragile di Venezia, della sua laguna e dei veneziani durante quei giorni, lontani dalla cronaca di assalto.

Uno scongiuro incerto e distopico per porre alcune domande sul futuro della città.

Un estratto di “Era Mare”

Lo scirocco smise di soffiare all’una, quella notte di luna piena in cui le bocche di porto ubriacarono la laguna di acqua salata. Era mare, non più acqua salmastra.

Dal giorno seguente si era disegnato un nuovo orizzonte che saliva e scendeva, di sei ore in sei ore, coprendo costantemente i masegni di trachite. Venezia si rifletteva ora anche sui campi diventati specchi d’acqua raggiungibili in barca, a cui i lampioni fungevano da ormeggi. Da settimane una calma piatta, di una bellezza post apocalittica, svegliava i veneziani alle cinque e mezzo del mattino con le sirene, trasformando la cronaca di un’emergenza in emergenza cronica.

Un’acqua cheta silente persisteva e cancellava i contorni definiti tra le fondamenta e i rii, tra i canali e le calli, inghiottendo le strade e isolando i ponti, eletti a luoghi d’incontro in cui i pochi abitanti rimasti potevano salutarsi all’asciutto. Ogni tanto, per qualche ora, capitava che il mondo sommerso emergesse, mostrando magnifici mosaici bizantini, palladiane e terrazzi alla veneziana.Prima di ritirarsi, l’acqua mangiava qualche pezzo di città; venivano così sacrificate colonnine, barche e persino edicole intere. Era un paesaggio in continua mutazione.

Nuove specie di flora e fauna sostituivano quelle precedenti, resistendo al nuovo ambiente; i cactus affioravano nelle corti di questo deserto d’acqua. I turisti erano ormai radi e Venezia splendeva di una nuova bellezza ambigua, come una Pompei sospesa, che viveva a un ritmo lento, prefigurando una futura Atlantide. La Serenissima era diventata l’habitat sperimentale in cui una popolazione quasi anfibia resisteva studiando nuovi percorsi e sperando di risvegliarsi più asciutta e numerosa.

di Francesca Seravalle

Era mare: le immagini

Piazza San Marco, Venezia, Italia. November 2019

Venezia, Italia, 13 Novembre 2019. Eccezionale acqua alta a Venezia, dove la marea è salita a 187 cm, il dato più alto dall’alluvione del 1966. Nella mattina il sindaco Brugnaro ha dichiarato lo stato di calamità

Venezia, Italia, 13 Novembre 2019. Eccezionale acqua alta a Venezia, dove la marea è salita a 187cm, il dato più alto dall’alluvione del 1966. Nella mattina il sindaco Brugnaro ha dichiarato lo stato di calamità

Piazza San Marco, Venezia, Italia, Novembre 2019. Eccezionale acqua alta in Piazza San Marco a Venezia, negli ultimi giorni.

L’intero incasso del progetto sarà devoluto all’Associazione culturale Do.Ve, rete di attività commerciali e privati impegnati nella tutela e valorizzazione di un’estesa area del sestiere di Dorsoduro, che si impegna ad usare i fondi raccolti per aiutare queste realtà a rialzarsi.

Gli autori

Matteo de Mayda, fotografo rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Impegnato in progetti di carattere sociale tra le sue collaborazioni principali emergono The Guardian, Internazionale, British Journal of Photography, The Wall Street Journal, Medici con l’Africa, La Repubblica e Sportweek.

bruno, è uno studio di grafica fondato a Venezia nel 2013, si occupa di identità visive, progetti editoriali, allestimenti museali, information design e visualizzazione dati. Pseudonimo di Andrea Codolo e Giacomo Covacich, dal 2014 è anche un marchio editoriale.

Francesca Seravalle, curatrice internazionale di libri e mostre fotografiche, ha lavorato per Magnum Photos, KesselsKramer e Fabrica occupandosi di archivi e di ricerca. Docente all’Istituto Marangoni di Londra e alla London South Bank University. Supporta artisti dalla ricerca-concept al layout del progetto editoriale ed espositivo, vive tra Londra e Venezia.

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