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Turista francese morto, l’associazione Ue per il numero unico di emergenza denuncia i ritardi dei soccorsi: “Simon si poteva salvare”

Ecco perché non è stato possibile geolocalizzare la telefonata di Simon al 118

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 19 Ago. 2019 alle 14:43 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:27
Immagine di copertina
Simon Gautier

Turista francese morto, la denuncia: “Si poteva salvare, ma l’Italia non localizza le chiamate”

La geolocalizzazione delle chiamate da telefono cellulare in Italia è ancora una chimera. Questo sarebbe uno dei motivi per i quali il ritrovamento del turista francese Simon Gautier, scomparso durante un trekking solitario in Cilento, è stato così complicato. Nemmeno l’ultima straziante chiamata del 27enne  al 118 è servita: la cella agganciata copriva un’area troppo vasta.

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Eppure, in altri Paesi europei, i soccorsi si muovono diversamente: c’è una tecnologia, la Advanced mobile location (Aml), che permette di individuare con precisione la posizione.

Tredici Stati in Europa hanno già adottato questa funzione: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Irlanda, Lituania, Moldavia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia, Regno Unito. Fuori dal Vecchio continente invece: Stati Uniti, Messico, Nuova Zelanda, Emirati Arabi Uniti.

Visto che al momento in Italia non è stato attivato questo sistema, le indagini dei soccorsi per ritrovare Simon Gautier sono state circoscritte entro un’area di 143 chilometri quadrati, molto approssimativa dunque, compresa tra i territori di Policastro, Scario e Punta degli Infreschi, e ogni sforzo si è rivelato inutile.

L’Associazione europea per il numero unico di emergenza (Eena) punta il dito contro i ritardi dei soccorsi: “Questo ragazzo avrebbe potuto essere salvato se l’Italia avesse preso delle semplici misure prima”. Anche gli amici e i parenti di Simon accusano: “Sono stati commessi errori fin dall’inizio. Abbiamo tanta rabbia. Si poteva e si doveva fare di più”. A decretare le cause esatte della morte sarà in questi giorni l’autopsia.

La soluzione a cui i tecnici dell’Eena fanno riferimento è la tecnologia Aml, che delimita la geolocalizzare delle chiamate da rete mobile mediante sistema gps a pochi metri, al massimo 50: “L’Aml è fino a quattromila volte più accurato degli attuali sistemi in uso”.

L’Europa ha indicato il numero unico come “pratica virtuosa”, ma poi spetta ad ogni stato Ue addottarlo o meno. “Se fosse attivato in tutta Europa, salverebbe 7.500 vite in dieci anni. Con un risparmio a livello economico di 95 miliardi di euro”, specifica l’Eena.

Anche nel caso in cui l’Italia dovesse approvare il sistema, però, questo sarebbe fruibile solo nelle regioni nelle quali sono già operative le centrali uniche di risposta del 112: ovvero Lombardia, Piemonte, Sicilia orientale, Valle d’Aosta, Liguria, Trento e Bolzano, Friuli Venezia Giulia e Lazio.

La Procura di Vallo della Lucania, intanto, ha aperto un’inchiesta per capire se ci sono stati effettivamente ritardi nei soccorsi per il ritrovamento. “È bene fare chiarezza e approfondire alcuni aspetti che riguardano le operazioni di soccorso”, ha spiegato il procuratore Antonio Ricci.

Un dramma così, nell’era iperconnessa e ipertecnologica in cui viviamo, sembra paradossale e forse si sarebbe potuto evitare.

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