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Così il piccolo Ramy ha evitato la strage sul bus a Milano

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 20:18 Aggiornato il 26 Mar. 2019 alle 17:00
Immagine di copertina
Rami, lo studente "eroe" ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Rami “è stato furbo”, racconta Adam, 13 anni. Uscendo dalla scuola Margherita Hack di San Donato il giovane studente parla solo del compagno di classe. “Ci ha salvato la vita”.

Perché “quando l’autista ci ha requisito i telefoni, lui lo ha nascosto e ha chiamato il 112: è il nostro eroe”.

La prima delle tre volte in cui Ousseynou Sy, l’autista 47enne italiano di origini senegalesi, ha fermato il bus per dirottarlo e poi cospargerlo di benzina, ha raccolto i telefoni. È in quel momento che Rami ha capito che quello smartphone poteva salvare la sua vita e quella dei suoi compagni di classe. Così lo ha nascosto.

Quando poi il mezzo è ripartito Il 13enne ha chiamato i carabinieri, raccontando che quell’uomo voleva ucciderli. Qualcosa di incredibile, all’inizio, anche per chi era dall’altro capo del telefono. Ma i militari hanno comunque allertato tutte le pattuglie per intercettare lo scuolabus.

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Rami ha poi chiamato i suoi genitori. “È stato freddo e coraggioso” racconta il compagno. A quel punto però l’autista si era accorto che qualcuno non aveva consegnato l’apparecchio e si è fermato una seconda volta per prenderglielo.

Ma quelle due telefonate sono bastate per avvertire le forze dell’ordine e consentire il loro intervento.

“Pensavamo fosse il nostro ultimo giorno, abbiamo pianto tanto”, continua Adam nel suo racconto. “È stata una brutta e una bella esperienza allo stesso tempo, perché abbiamo imparato a difenderci”, aggiunge, ancora scosso.

Sami fornisce un altro particolare inquietante, che dimostra come l’autista avesse preparato tutto nei minimi particolari. “Già quando siamo partiti da casa aveva detto che era finita la benzina, quindi aveva in mano una tanica. Era strano”.

Poi “siamo partiti e a quel punto ha cambiato la direzione del bus: ha chiesto all’insegnante e alla bidella di legarci con le fascette di plastica”, quelle che usano gli elettricisti. Sami ne ha ancora una al polso: “Solo quelli che erano seduti davanti sono stati legati, ma sono riusciti a slegarsi: una professoressa aveva una pinzetta”.