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Open Arms, perché il divieto di Salvini è inefficace senza la firma dei ministri Trenta e Toninelli

Di Donato De Sena
Pubblicato il 15 Ago. 2019 alle 13:05 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:22
Immagine di copertina
Foto: Matteo Salvini e la Open Arms

Open Arms, perché il divieto di Salvini è inefficace

Il secondo divieto di ingresso per la nave Open Arms in acque territoriali italiane voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini è inefficace senza le firme dei colleghi ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, titolari rispettivamente di Difesa e Trasporti. L’imbarcazione della ong spagnola Proactiva Open Arms è ferma davanti al porti do Lampedusa con 147 migranti a bordo e il Viminale ha deciso un nuovo stop dopo che il Tar del Lazio ha sospeso il precedente divieto. Ma sia Trenta che Toninelli oggi, giovedì 15 agosto, hanno rifiutato di condividerlo, rendendolo inutile.

Perché il divieto di Salvini alla Open Arms è inutile

La mancata firma dei due ministri M5S ha di fatto reso inefficace il secondo divieto di ingresso perché, in base a quanto prevede il Decreto sicurezza bis approvato definitivamente in Parlamento ad inizio agosto, il provvedimento deve essere adottato dal responsabile del Viminale “di concerto con il Ministro della difesa e con quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, secondo le rispettive competenze, è data notizia al Presidente del Consiglio dei ministri”.

Situazione diversa invece per il permesso di sbarcare, che al momento viene negato a Open Arms, che tecnicamente è concesso dalla Prefettura, dunque dal Viminale, che poi deve predisporre l’accoglienza. Dunque ora la Open Arms si trova in acque italiane, davanti Lampedusa. E si trova “al riparo non abbiamo il permesso di entrare in porto”, fanno sapere dalla ong spagnola.

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Contro la decisione monocratica del Tar del Lazio di sospendere il divieto di ingresso nelle acque italiane per la Open Arms, perché si ravvisa “una situazione di eccezionale gravità e urgenza” nonchè “un vizio di eccesso di potere per travisamento dei fatti e di violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso”, il ministro Salvini ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato.