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Richard Gere a Lampedusa per sostenere la nave Ong Open Arms

L'attore statunitense ha raggiunto lo staff della Ong che aspetta da otto giorni di far approdare 121 migranti salvati nelle acque internazionali tra Libia e Italia

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 9 Ago. 2019 alle 11:02 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:23
Immagine di copertina

Richard Gere a Lampedusa per Open Arms

L’attore statunitense più amato di sempre, Richard Gere, è arrivato sull’isola siciliana di Lampedusa per sostenere la nave ong Open Arms, in mare da otto giorni, con a bordo 121 migranti.

La nave della Ong sosta nelle acque territoriali davanti al porto siciliano perché, fino ad ora, non ha ancora ottenuto nessuna risposta né dallo stato di cui batte bandiera, la Spagna, né dai due paesi che si affacciano sul Mediterraneo interpellati per far approdare i migranti in un porto sicuro, Malta e Italia.

“Riteniamo inaccettabile che la vita di uomini, donne e bambini continui a essere ignorata e che i diritti sanciti dalle Convezioni Internazionali continuino ad essere sistematicamente violati. Parleremo di questo insieme a un amico e attivista per i diritti umani, che da anni si batte per dare voce ai più vulnerabili in ogni angolo della terra, Richard Gere, che ci ha raggiunti a Lampedusa per dare il suo sostegno al nostro equipaggio e a tutte le persone a bordo”, si legge in una nota diffusa da Open Amrs.

Per quanto riguarda la possibilità di approdare in un porto italiano, considerata la recente approvazione del decreto sicurezza bis da parte del Senato e la firma del presidente della Repubblica avvenuta ieri, 8 agosto, risulta difficile immaginare che la nave possa approdare in tempi stretti sull’isola di Lampedusa.

Il decreto sicurezza bis assegna al titolare del Viminale ampi poteri di decisione sull’ingresso di una nave nei porti italiani: in base al decreto, il ministro dell’Interno può infatti limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi dei migranti per motivi di ordine pubblico e sicurezza pubblica. E multare da 150mila a un milione di euro il comandante della nave che non rispetta l’alt del ministro.

Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della firma del decreto durante l’incontro con i presidenti della Camera e del Senato, ha espresso in una lettera i suoi dubbi rispetto ad alcuni provvedimenti, primo tra tutti quello relativo alle multe, per Mattarella sproporzionate rispetto alle condotte contestate, adatte a crimini penali e non all’adempimento di obblighi internazionali e morali, come quello di salvare vite.

“Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo”, si legge nella missiva. Insomma, per il presidente resta l’obbligo di salvare vite umane.

Eppure nel vuoto normativo relativo al provvedimento creato dalla firma con riserva di Mattarella, e considerata la crisi di governo in corso in queste ore, è improbabile che uno sbarco possa avvenire in tempi brevi.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è detto pronto a sequestrare la nave, qualora questa dovesse vietare il blocco.

Intanto la nave verrà raggiunta dall’altra imbarcazione di Open Arms, la barca a vela Astral, per un supporto.

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