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Open Arms, la Guardia Costiera ha recuperato i migranti che si erano gettati in mare

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 20 Ago. 2019 alle 11:31 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:21
Immagine di copertina

Open Arms, recuperati dalla Guardia Costiera i migranti che si erano gettati in mare

Da questa mattina si susseguono tentativi da parte dei migranti a bordo della Open Arms di raggiungere la costa: alle 13.00 cinque migranti si sono gettati in mare e sono stati recuperati dalla Guardia Costiera italiana che li ha portati a Lampedusa.

Due ore prima, intorno alle 11.00, un altro gruppo si era gettato in mare esasperato dalla situazione di stallo in cui la nave si trova da diciannove giorni. Anche loro sono stati soccorsi poco dopo da una motovedetta delle autorità della Guardia Costiera.

Il primo episodio si è verificato invece questa mattina alle 7 quando un migrante si è tuffato in acqua e ha iniziato a nuotare in direzione della riva. “Inizia così il 19esimo giorno di sequestro”, ha commentato poco dopo il fondatore della Open Arms Oscar Camps su Twitter.

Nella notte intanto ci sono state altre otto evacuazioni di emergenza e con loro è sceso anche un accompagnatore. Il 18 agosto la Spagna ha annunciato la sua disponibilità ad accogliere i migranti ma la Ong ha fatto sapere che non gli è in alcun modo possibile raggiungere autonomamente un porto così lontano.

Il governo italiano si è offerto di accompagnare i migranti  fino in Spagna con una nave della Guardia Costiera, resta ancora poco chiaro però a quali condizioni. Solo ieri infatti il ministro Toninelli chiedeva di togliere la bandiera spagnola alla Open Arms in cambio di questo “accompagnamento” verso la Spagna da parte dell’Italia.

Su Change.org sta nel frattempo facendo discutere la campagna online “Fateli scendere”, lanciata dal sindacato nazionale forense, che chiede al ministro Salvini di far scendere subito tutti i migranti. La campagna ha già raggiunto quota 6mila firme. La nave individuata dal governo per portare i migranti in Spagna dovrebbe essere la “Dattilo” e sono tre i giorni di navigazione previsti. La Ong continua invece a chiedere la più rapida soluzione di un trasporto aereo.

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