Italiani, un popolo di poeti che ha perso la bussola. E che cestina il prossimo come su Tinder

Il patrimonio culturale italiano negli ultimi anni è stato ampiamente trascurato, le persone sono state dimenticate, lasciate alle prese con i propri problemi. Di tutto questo bisogna tornare ad occuparsi. Il commento di Fiorenza Loiacono

Di Fiorenza Loiacono
Pubblicato il 13 Dic. 2019 alle 18:55 Aggiornato il 17 Dic. 2019 alle 13:33
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Italiani, un popolo di poeti che ha perso la bussola

Guardando l’attuale condizione italiana, viene da domandarsi che fine abbia fatto questo popolo di poeti, santi e navigatori. Questo Paese ha perso il suo afflato lirico.

La poesia nell’esistenza.

Tutti litigano senza riuscire a cavarsi d’impiccio. In effetti l’Italia non è mai stata particolarmente padrona di sé, ovvero in grado di occuparsi degnamente delle sue risorse e del suo potenziale.

Questo patrimonio negli ultimi anni è stato ampiamente trascurato e di questo tesoro bisogna tornare ad occuparsi. Della natura, della cultura, dell’arte e delle persone che sono state dimenticate, escluse, lasciate alle prese con i propri problemi.In Italia le persone vanno pagate, valorizzate, non sfruttate fino alla pena e alla resa incondizionata. Come se non valessero niente.

In questo Paese bisogna ripartire dall’essenza, dal nucleo fondante di ogni singola donna e singolo uomo affinché possa sviluppare il suo potenziale. Cioè quello che può, che sa fare secondo le sue conoscenze e la sua natura. Un natura che venga declinata secondo lo stile e la maturità della civiltà. Questa espressione piena, degna, a cui viene data la possibilità di liberarsi ed emergere è la condizione fondante della felicità.

E quando i cittadini si sentono felici si apre anche la strada per la generosità e l’ospitalità. Per l’apertura al resto del mondo. Questo Paese non conosce i rudimenti esclusivi che rendono migliore, viva, ricca, la vita delle persone. La passione per la propria esistenza.

E la gente in questo momento storico ha bisogno esattamente di questo. Di esprimersi, elevarsi, di mettere a disposizione della comunità quello che sa e che può imparare.

Lontano dallo spreco, dall’immondezzaio social, dove l’umanità non cresce ma sversa sé stessa. Tra nugoli di informazioni che sottraggono spazio alla riflessione e alla conversazione.

La base fondante della civiltà. Gli italiani devono riprendere ad amarsi, secondo uno spirito di unità, senza consegnarsi alla violenza, recuperando il sentimento del vivere civile e del sapere democratico. I rapporti vanno recuperati, i legami rinsaldati, le persone vanno scoperte, emendate, non selezionate e gettate via, come accade su Tinder.

Ogni donna e ogni uomo deve capire che all’interno di questo universo, su questa terra dove ci è stata data la possibilità di vivere e coabitare, ognuno può essere e diventare artefice del proprio
destino. Homo faber fortunae suae, che significa entrare in relazione e connettersi con le proprie caratteristiche e le proprio risorse per coltivarle ed elargirle al mondo. Un mondo che dia alle
persone la possibilità di recuperare e realizzare la dote ricevuta in sorte. La natura e i saperi. La fortuna interiore.

Per questo serve rafforzare la ricerca, la scuola, l’università, l’educazione, l’esplorazione dell’interiorità, con un movimento che scagli per aria i telefoni, la plastica che ha ammorbato le nostre esistenze, e ridia alle persone la possibilità di poter credere in sé stesse senza cedere allo sconforto e alla disillusione.

Le persone vanno riportate alla realtà del piacere conquistato. Un piacere vissuto, ricercato, non speso a buon mercato sulla pelle degli altri.

Chi sa deve condividere con chi non sa, senza umiliare né mortificare. La scienza è democratica, il sapere è democratico nella misura in cui viene insegnato e appreso. L’italiano va studiato, imparato per dare spazio ai pensieri. L’Italia è un paese pieno di bocche da sfamare, di affetto, fiducia e cultura. E di questa elargizione ognuno deve rendersi interprete e protagonista.

Ogni essere umano deve diventare misura di tutte le cose, cioè pienamente consapevole della propria esistenza e di quella degli altri, per estendere il proprio sguardo alle cose del mondo.

Per potersi muovere agevolmente nel tempo e nello spazio a disposizione, per capirlo e renderlo quanto più bello e proficuo possibile. Il giardino della propria esistenza, della propria vita, delle
proprie relazioni, a cui bisogna tornare ed essere riconoscenti. Affinché ogni cosa in questo mondo riacquisti il senso e la luce della presenza.

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