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Il femminicidio è un problema da uomini o no?

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 10 Giu. 2019 alle 16:58 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:26
Immagine di copertina
La panchina verniciata di rosso a Villa Franchin per il progetto "Una panchina rossa contro la violenza" per la campagna di sensibilizzazione contro i femminicidi a Mestre. Credit: ANSA/Riccardo Gregolin

Femminicidi Italia – Cronaca dell’ennesimo femminicidio, ulteriore passo nella scia di sangue che infesta l’Italia, colando da nord a sud, una mattanza che sembra non finire mai e che lascia interdetti per come poco intacchi il dibattito pubblico, la politica, il governo.

Ieri, domenica 9 giugno, era accaduto a Montegaldella, in provincia di Vicenza, dove un uomo ha ucciso la sua ex con dieci coltellate sul corpo.

La vittima è Marianna Sandonà, 43 anni, con la solita “colpa” di avere deciso di autodeterminarsi in un’epoca in cui ancora la donna è considerata una proprietà privata a disposizione del suo maschio e non deve permettersi di scordarsene, o addirittura lasciarlo.

Di Marianna rimangono le urla strazianti che si sono incollate alle orecchie dei vicini e quella premonizione che l’aveva spinta a chiedere a un collega di essere accompagnata a casa mentre andava a riprendersi le sue cose.

Oggi, lunedì 10 giugno, invece accade a Cisterna di Latina. Lei ha 36 anni e viene ritrovata dalla figlia minorenne esanime dopo una lite con il marito. (Qui la notizia)

L’uomo stamattina è andato tranquillamente a lavorare, come se niente fosse, con quella moglie che è diventata un pezzo di carne morta per terra e crolla durante l’interrogatorio.

Rimane una figlia, di 10 anni, sotto choc e senza madre. A Cisterna di Latina qualche mese fa ci fu l’omicidio suicidio del carabiniere Capasso che sparò alla moglie, si suicida dopo avere ucciso i figli e lascia tra le altre cose anche un assegno alla sua amante.

Perché gli uomini, ovvio, a differenza delle donne, possono avere amanti e andare dritti per la propria strada in una disuguaglianza che diventa cronaca nera ma che si tocca tutti i giorni negli uffici, per le strade, nelle piazze e ultimamente in modo preoccupante anche nell’antifemminismo di una politica che sembra non accorgersi che il femminicidio può essere anche lessicale, culturale, sociale e ovviamente politico.

Muoiono le donne che devono essere solo madri, che non devono permettersi di giocare a pallone, che non possono decidere del proprio corpo, che non possono abortire, che non devono essere troppo sguaiate, che non possono aspirare le stesse aspirazione degli uomini.

Muoiono le donne in un periodo storico in cui sono sotto attacco tutti i giorni, che siano parole o coltelli e che nuotano in questa regressione generale che si spande ogni giorno un po’ di più e che non è mica un problema di donne, no, è un problema nostro, è un affare di tutti.

E chissà quando ci verrà voglia, anche a noi uomini, di affrontare il problema come nostro. Perché è nostro, il problema, è chiaro, no?

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