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Cosa c’è dentro gli assorbenti interni

Anche se non è un argomento del quale sentiamo spesso parlare, la salute delle donne è una tematica che vale la pena affrontare

Di TPI
Pubblicato il 22 Apr. 2015 alle 20:39 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:27
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Ogni singolo giorno milioni di donne americane hanno le mestruazioni, e più della metà di loro fa uso di assorbenti interni.

Quello che molte di queste donne non sanno è che non esiste una ricerca che dichiari inequivocabilmente che
questi prodotti per l’igiene femminile siano sicuri. 

Studi indipendenti realizzati da organizzazioni per la salute delle donne hanno individuato sostanze chimiche preoccupanti nei tamponi e negli assorbenti come la diossina, i cancerogeni e le tossine riproduttive.

L’industria multimiliardaria dell’igiene femminile sostiene che la quantità di tossine presenti in un singolo assorbente interno è “molto bassa”.

Ma la donna che fa un uso di tamponi ne usa in media almeno 16.800 durante tutta la sua vita, e non esiste quasi nessun dato sugli effetti che l’uso cumulativo degli assorbenti interni possa avere sulla salute nel corso della vita di una donna.

Immaginate se prendessimo in considerazione solo gli effetti del fumo di una singola sigaretta sulla salute.

Molte donne in America – e nel mondo – sono preoccupate per le conseguenze che i prodotti per l’igiene femminile possono causare sulla salute e sull’ambiente se usati quotidianamente. 

Ma le informazioni limitate e i dati incompleti non ci permettono di sapere precisamente quali sostanze chimiche e quali impurità potrebbero essere presenti nei tamponi, o quali possano essere gli effetti a lungo termine del loro utilizzo ogni mese.

Di più: i dati non solo sono incompleti, ma sono anche poco chiari. La Food and Drugs Administration (Fda), l’agenzia governativa statunitense per gli alimenti e i medicinali, richiede ai produttori di assorbenti di monitorare la diossina. 

Ma la diossina è solo una delle molte tossine che dovrebbero essere monitorate, e ci sono molti altri prodotti – le lavande, gli spray, le salviette e le coppe mestruali usate da milioni di donne – che non vengono assolutamente esaminati.

Tutto questo deve cambiare.

Di recente, ho parlato del Robin Danielson Feminine Hygiene Product Safety Act del 2015, che chiede formalmente al National Institutes of Health (Nih), l’istituto nazionale di sanità pubblica, a fare una ricerca per capire se i prodotti per l’igiene femminile pongano rischi concreti sulla salute e incoraggia la Fda ad ampliare i suoi sforzi di monitoraggio e pubblicare una lista di sostanze tossiche presenti nella vasta gamma di prodotti per l’igiene femminile sul mercato.

La legge ha preso il nome da Robin Danielson, una donna morta tragicamente nel 1998 all’età di 44 anni per via della sindrome da shock tossico (Tss), che è collegata all’uso degli assorbenti interni, sebbene sia una malattia che ancora non conosciamo bene e il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ha smesso di monitorare la sua diffusione negli Stati Uniti.

La mancanza di dati sull’uso cumulativo di tamponi, sul livello tossicologico dei prodotti dell’igiene femminile e sulle sostanze chimiche presenti in tutti questi prodotti non è sorprendente.

La salute delle donne è stata perennemente sottovalutata e trascurata da studi e ricerche cliniche. Fino agli anni Ottanta, le donne sono state ampiamente escluse dall’ambito della ricerca medica – ciò implica che non sono stati raccolti dati sanitari sulle donne – e che la maggior parte degli esperimenti sono stati fatti solo sugli uomini.

Anche quando i ricercatori hanno studiato le malattie che colpiscono in gran parte le donne – come il cancro al seno -, le donne sono state lasciate fuori dalla ricerca.

Questo è iniziato a cambiare quando il National Institutes of Health (Nih) ha creato l’Ufficio per la ricerca sulla salute della donna nel 1990, ma c’è stato bisogno di un atto del Congresso americano emanato nel 1993 per far sì che l’Nih includesse le donne e le minoranze nella popolazione sottoposta agli studi.

Ciononostante, rimangono ancora alcune preoccupazioni riguardo l’estensione del numero delle donne incluse negli esperimenti medici e nella ricerca in generale. Dobbiamo costruire il progresso sulla salute della donna, a partire dall’approvazione del Robin Danielson Act.

Le donne americane meritano la possibilità di poter valutare in modo critico l’acquisto prodotti per l’igiene femminile, dopo essere state  opportunamente informate.

Anche se non è un argomento del quale sentiamo spesso parlare, la salute delle donne è una tematica che vale la pena affrontare a casa, nelle nostre comunità e nelle aule parlamentari.

L’articolo originale di un membro del Congresso statunitense, Carolyn Maloney, è stato pubblicato qui. Traduzione a cura di Fernanda Pesce Blazquez.