Me

Ecco dove finiscono i nostri rifiuti di plastica

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Apr. 2019 alle 22:32 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 11:39
Immagine di copertina

Dove finiscono i nostri rifiuti di plastica? A rivelarlo è l’ultimo rapporto di Greenpeace Le rotte globali e italiane dei rifiuti in plastica. L’organizzazione non governativa ambientalista ha messo in luce i lati oscuri del sistema dei rifiuti di plastica a livello globale. E in Italia le cose non vanno bene.

L’Italia è tra i principali esportatori di rifiuti plastici: nella classifica si piazza all’undicesimo posto. Solo nel 2018 sono state quasi 200mila le tonnellate di rifiuti in plastica. Per la precisione 197mila tonnellate di plastica hanno varcato i confini italiani, per un giro d’affari che sfiora i 60 milioni di euro.

Fino a qualche mese fa era la Cina il paese principale con cui l’Italia aveva a che fare: era proprio in quegli impianti che finiva la metà degli scarti plastici nostrani. Ma oggi le cose sono cambiate. Dal 2018, infatti, il governo di Pechino ha chiuso le frontiere a 24 diversi tipi di rifiuti, tra cui proprio la plastica. Il risultato è stato che i paesi con una eccedenza di scarto hanno dovuto trovare nuove destinazioni.

Le mete oggi sono diverse: oltre a quelle europee, che vedono tra i paesi destinatari tra gli altri anche Austria, Spagna, Germania, Slovenia, Romania, i nostri rifiuti in plastica arrivano fino in Malesia, Turchia, Vietnam, Yemen e Thailandia.

Il problema, però, non è tanto la destinazione in sé, quanto il modo in cui i rifiuti vengono smaltiti. Secondo il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006 i rifiuti che superano i confini dell’Unione europea devono essere trattati con norme equivalenti a quelle europee, relative al rispetto di ambiente e salute. Ed è qui l’intoppo, perché nei paesi in cui i nostri rifiuti plastici finiscono questi requisiti non vengono rispettati.

Indonesia e Turchia sono i principali importatori emergenti a livello mondiale, ma sono anche alcuni paesi europei a iniziare ad accettare i rifiuti plastici degli altri. I nostri, per esempio, nel 2018 sono finiti anche in Austria, Germania, Spagna, Slovenia, Romania, Ungheria, Francia e perfino in Svizzera.

Analizzando la classifica dell’Ufficio statistico dell’Ue, l’Austria riceve il 20 per cento dei nostri scarti in plastica, la Germania  il 13,5 per cento e la Spagna il 9 per cento, per un totale del 42,5 per cento.

Negli ultimi anni sono diventati destinazione dei nostri scarti anche i paesi dell’est: la Romania, che tra il 2017 e il 2018 ha visto un aumento del 385 per cento degli importi, e la Slovenia (che nel 2018 ha ricevuto l’8 per cento dei nostri scarti in plastica).

A far suonare il campanello d’allarme rispetto al traffico di rifiuti in questi paesi dell’est è il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Roberto Pennisi, che per conto della Dda si occupa del capitolo del rapporto annuale dedicato alle ecomafie e ai crimini ambientali. Pennisi sottolinea un rischio: in alcuni casi, dove i trasporti avvengono in paesi dell’Est entrati da poco nella’Unione europea e dove i controlli sono meno accurati, il flusso di scarti plastici potrebbe essere gestito anteponendo “l’interesse economico al rispetto della legalità, dell’ambiente e della salute umana”.

Proprio per questo motivo c’è stato lo stop con la Cina, perché non è stato sempre possibile verificare che gli scarti plastici venissero smaltiti rispettando ambiente e salute. La conseguenza del divieto di esportare i rifiuti alla Cina è che la maggior parte degli scarti in plastica viene esportata in paesi con regolamentazioni ambientali meno rigide. Questo succede soprattutto nei paesi del sud est asiatico.

Inoltre, a livello globale, le esportazioni di materie in plastica negli ultimi due anni sono passate da 1,1 milioni a 500mila tonnellate al mese e i paesi che prima esportavano ingenti quantità di rifiuti plastici si ritrova oggi con un’eccedenza di scarti in casa, che non sanno come smaltire.

Quali prodotti non troveremo più nei supermercati dopo lo stop alla plastica usa e getta