Me

Stati Uniti, caso Epstein: “Lasciato in cella per ore senza controlli. Uno degli agenti era un sostituto”

Le rivelazione è del New York Times. L'ex miliardario era accusato di abusi, sfruttamento della prostituzione femminile e traffico di minori

Immagine di copertina

Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere: “Lasciato da solo in cella senza controlli”

Ha usato il lenzuolo di una brandina, legandolo al collo e fissandolo alla parte alta del letto a castello nella sua cella nel carcere di Manhattan. Secondo il New York Post, Jeffrey Epstein, l’ex miliardario travolto dalle accuse di traffico sessuale di minorenni, si sarebbe impiccato inginocchiandosi. Quando le guardie carcerarie l’hanno trovato, hanno portato l’uomo dal medico del carcere e nell’istituto penitenziario, dove Epstein è stato dichiarato morto

Secondo il New York Times, Epstein è stato lasciato solo per ore senza che nessuno lo controllasse. E uno dei due agenti preposti a farlo non era una guardia carceraria a tempo pieno ma un sostituto.

Le rilevazioni del quotidiano, che cita fonti carcerarie, fanno seguito alle dichiarazioni del ministro della Giustizia, William Barr, che ha parlato di serie irregolarità nel carcere e di presunti “complici” del finanziere. In particolare, i media Usa sottolineano il ruolo di Ghislaine Maxwell, ereditiera britannica, trasferitasi negli Stati Uniti negli anni Novanta, diventata per un breve tempo la fidanzata e poi l’inseparabile “migliore amica” di Epstein.

I leader della commissione Giustizia della Camera, il democratico Jerry Nadler e il repubblicano Doug Collins, hanno scritto all’Fbi per chiedere risposte sulla morte dell’ex miliardario. Hanno preteso risposte sul programma di prevenzione suicidi, sulle condizioni della cella di Epstein e sui nomi di coloro che avrebbero dovuto controllarlo.

Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere: il racconto del New York Times

Sulla 71ma strada a New York, di fronte alla Frick Collection, in casa di Epstein c’erano foto dell’ex miliardario con il principe alla corona saudita Mohammed Bin Salman, con l’ex presidente americano Bill Clinton e con il regista Woody Allen. Ma molti altri, ancora, scrive il New York Times. E di buona parte di questi conosceva i segreti, anche quelli in grado di creare non pochi danni e molto imbarazzo, come le preferenze sessuali o l’suo di droga.

L’abitazione di Epstein è raccontata dal giornalista James Stewart, che ricorda di avere incontrato Epstein lo scorso anno per un colloquio off the record su Tesla, quando si erano diffusi rumors su una collaborazione fra Elon Musk e l’ex miliardario travolto dalle accuse di traffico sessuale di minori.

Un incontro durante il quale Epstein aveva parlato poco di Tesla e molto di più delle sue amicizie potenti. Senza nascondere il suo passato, per il quale non sembrava pentito, Epstein aveva ammesso come molti potenti si confidavano con lui proprio alla luce dei suoi trascorsi perché non si sentivano imbarazzati. Reticente a parlare di Tesla, Epstein aveva molti meno problemi a parlare del suo interesse per le donne giovani. Disse che criminalizzare il sesso con le teenager era un’aberrazione culturale, visto che in altre epoche era perfettamente accettabile.