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No, il popolo non è tutto con Salvini (come lui vuole farci credere)

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No, il popolo non è tutto con Salvini

No, Salvini non è circondato da scroscianti applausi e da piazze piene come vorrebbe farci credere, il popolo non è “tutto con lui” come continua ossessivamente a twittare il suo social manager tra una merenda e uno spuntino e le sue promesse di una manovra finanziaria che dovrebbe abbassare le tasse e evitare l’aumento dell’Iva (mancano solo le accise sulla benzina per fare il filotto) non accendono gli stessi entusiasmi di qualche giorno fa.

Il ministro dell’Interno in campagna elettorale estiva (non che in primavera abbia fatto altro, intendiamoci, e nemmeno d’inverno) sta iniziando a fare i conti con i contestatori nelle piazze che ora sono visibilmente di più di quelli dei mesi scorsi. Probabilmente Salvini non ha fatto i conti con il fatto che questi mesi di governo insieme al Movimento 5 Stelle gli hanno garantito una certa protezione sui social e nelle piazze da parte di chi ha già ampiamente dimostrato di saper usare la clava ben prima della Bestia salviniana e si è illuso che il suo consenso fosse tutto frutto delle sue politiche.

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Sia chiaro: Movimento 5 Stelle e Lega insieme sono senza dubbio l’alleanza che gode del maggior consenso nel Paese e in Parlamento (perché siamo una repubblica parlamentare, anche se il Capitano fatica a comprenderlo) ma la rottura con i grillini gli costerà parecchio in termini di consenso. Questa crisi, tra l’altro, brucia anche a tutti quelli che aspettavano le riforme di questo governo (e la realizzazione delle riforme annunciate) che ora vedono praticamente dissolversi la possibilità di ottenerle in tempi brevi.

Nonostante ostenti sicurezza Salvini ha indubbiamente paura: può continuare a chiamare gli accordi parlamentari “inciuci” ma in queste ore si sta rendendo conto che la sua voglia di andare a votare la condivide solo Giorgia Meloni con i suoi Fratelli d’Italia. Perfino Berlusconi ha più di un dubbio nel vedere il partito sfaldarsi con i fuoriusciti che coglierebbero l’occasione al volo. Molti cittadini si sono stancati di questi toni da campagna elettorale permanente e di un Paese senza governo e anche alcuni leghisti notano come la storia della Lega che non riesce a fare quello che dice per colpa degli alleati (prima era Berlusconi oggi sarebbe Di Maio) sia ormai una favola trita e ritrita.

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Ieri a Soverato tra i contestatori sventolavano anche bandiere del Movimento 5 Stelle, stessa cosa oggi in Sicilia, e nonostante il giochetto di Salvini di chiamarli “comunisti” faccia sorridere i suoi fan prima o poi qualcuno si accorgerà che ormai sono tutti “comunisti” tranne lui. Come ai bei tempi di Silvio, appunto.