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La crisi di governo divide il Pd: Renzi guida la fronda contro la linea Zingaretti

L'ex premier contesta la posizione del segretario, che vuole andare subito al voto

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Matteo Renzi e Nicola Zingaretti sono in disaccordo sulla linea da tenere rispetto alla crisi di governo

Crisi di governo, Pd diviso

Il Partito democratico è diviso sulla linea da tenere rispetto alla crisi di governo aperta dal leader della Lega Matteo Salvini (qui le ultime notizie). La posizione del segretario Nicola Zingaretti, favorevole alle elezioni anticipate, non trova d’accordo l’ala renziana del partito, che invece vorrebbe rimandare il voto e sostenere un governo istituzionale.

Oggi, domenica 11 agosto, Renzi e Zingaretti sono stati protagonisti di un botta e risposta a distanza.

Crisi di governo, Pd diviso: la linea Renzi

L’ex premier ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui definisce “folle” una eventuale chiamata alle urne in autunno e lancia un appello a tutte le forze politiche per dar vita a un governo del presidente. “Ci vuole un governo istituzionale che permetta agli italiani di votare il referendum sulla riduzione dei parlamentari, che eviti l’aumento dell’Iva, che gestisca le elezioni senza strumentalizzazioni”, dice Renzi.

“Leggo che il gruppo dirigente vorrebbe votare subito perché almeno si cambiano i parlamentari renziani: sono pronti a dare cinque anni di governo a Salvini pur di prendersi i gruppi parlamentari d’opposizione. Nobile motivazione, per carità, ma riduttiva. Stanno ancora una volta attaccando il Matteo sbagliato. Zingaretti dice: Renzi ci dia una mano. Accolgo volentieri l’appello, ma per me la mano va data al Paese più che alla Ditta”.

Crisi di governo, Pd diviso: la linea Zingaretti

In tarda mattinata è arrivata la replica di Zingaretti, affidata a un intervento pubblicato su HuffingtonPost. Una replica dura, in cui il segretario respinge con forza l’ipotesi di un’alleanza con il M5S, ricordando velatamente l’ostracismo dei mesi scorsi espresso dai renziani proprio rispetto a questa ipotesi.

“È credibile imbarcarsi in un esperienza di governo Pd-M5S (perché di questo stiamo parlando)? Io con franchezza credo di no”, scrive il segretario dem. “Ho anzi il timore che questo darebbe a Salvini uno spazio immenso di iniziativa politica tra i cittadini. Griderebbe lui allo scandalo. Daremmo a lui la rappresentanza del diritto dei cittadini di votare e decidere. Davvero allora i rischi plebiscitari sarebbero molto seri”.

“Io sono stato accusato ingiustamente, per mesi, di essere il fautore di questo progetto nascosto”, prosegue Zingaretti. “Ricordo, non per polemica ma per ricostruzione storica, il rifiuto assoluto anche solo di voler discutere di questo tema. In molti casi si è arrivati a teorizzare che in realtà con Lega e 5 stelle ci si trovasse di fronte a due destre, due facce della stessa medaglia entrambe pericolose e illiberali da sconfiggere”. “Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, per fortuna nei passaggi ci guiderà la saggezza e l’autorevolezza  del presidente Mattarella. Ma il primo passaggio per costruire l’unità  è evitare di instillare veleno tra noi”.

Crisi di governo, Pd diviso

E contro Renzi si sono schierati anche altri due big del partito come gli ex ministri Dario Franceschini e Carlo Calenda.

“Dopo l’intervista di Matteo Renzi invito tutti nel Pd a discutere senza rancori e senza rinfacciarsi i cambiamenti di linea. Io lo farò. Anche perché in un passaggio così difficile e rischioso, qualsiasi scelta potrà essere fatta solo da un Pd unito e con la guida del segretario”, scrive su Twitter Franceschini.

“Governo tecnico per qualche mese, votato da Pd, 5S e Forza Italia, per fare cosa? La manovra più dura degli ultimi anni. Prendere qualche mese per fare un partito? Bisogna fermare Salvini ora e farlo insieme, mobilitando il paese. È il momento del coraggio, non dei tatticismi”, twitta invece Calenda.

Scambio velenoso di tweet anche tra il deputato renziano Luigi Marattin e Pierluigi Castegnetti, ex vicepresidente della Camera vicino all’area di Franceschini. “A troppi non è chiaro, o fanno finta che non sia chiaro, cosa significhi aumentare di 23 miliardi le imposte sui consumi in un anno di (se va bene) stagnazione dei redditi e in un paese debilitato da 14 mesi di cialtronate. No aumento Iva e poi immediatamente al voto”, scrive Marattin. “No caro Luigi, la manovra, la debbono fare loro e non altri mentre loro stanno a godersela in campagna elettorale. Se non vogliono farla prima del voto gli italiani sapranno chi ringraziare”, replica Castagnetti.