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Tafida Raqeeb, l’ospedale di Genova si offre di curare la bambina in coma, ma Londra vuole toglierle il respiratore. I genitori: “Aiutateci”

Il centro pediatrico Gaslini di Genova si offre di accogliere la piccola Tafida Raqeeb, la bambina di cinque anni in coma attaccata a un respiratore presso il Royal London Hospital di Londra dal febbraio scorso. Il Regno Unito vuole sospendere le cure. I genitori: "Cerebralmente è viva, aiutateci a salvarla"

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L’Italia potrebbe essere l’ultima speranza per Tafida Raqeeb, la bambina di cinque anni ricoverata al Royal London Hospital di Londra in coma a causa di una malformazione artero-venosa (MAV). Il centro medico britannico ha fatto sapere lo scorso 19 giugno la sua intenzione di staccare il respiratore alla piccola, giudicando irreversibili le sue condizioni. Ma i genitori di Tafida, Shelina Begum (39 anni) e Mohammed Raqeeb (45) non sono dello stesso avviso e vogliono continuare a lottare per la vita della figlia. A questo scopo, si sono rivolti all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, che si è detto disponibile ad accogliere Tafida per proseguire le cure. Il Royal London Hospital, però, si è opposto. Il caso è finito davanti a un giudice.

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È il caso di cronaca che sta scuotendo in questi giorni il Regno Unito, una vicenda che ricorda molto quelle tristemente note di Charlie Gard e Alfie Evans, rispettivamente morti nel 2017 e nel 2018 in seguito alla decisione dei giudici di interrompere le cure “nel loro migliore interesse”, come fu dichiarato.

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Il 19 giugno scorso, i genitori di Tafida sono stati informati dal Royal London Hospital che il personale medico intendeva sospendere la ventilazione artificiale, cioè lasciare morire la bambina. A quel punto, la coppia ha deciso di rivolgersi a un altro centro per una second opinion: di tratta del Gaslini di Genova che ha dato un responso diverso dall’ospedale britannico.

Pur confermando l’estrema gravità delle condizioni di Tafida, il Gaslini ha rilevato che la piccola si trova in uno stato di semi-coscienza e non di morte cerebrale, unica condizione, in Italia, per ricorrere all’interruzione delle cure. Il centro medico si è detto inoltre disponibile a accogliere la bambina e sottoporla a una delicata cura che potrebbe aiutarla.

Il Royal London Hospital, però, ha opposto resistenza, depositando un’istanza alla sezione per il diritto di famiglia dell’alta Corte britannica. Il caso quindi, arriva in tribunale. Domani, venerdì 19 luglio, potrebbe essere emessa la sentenza.

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Ai media britannici, i genitori di Tafida hanno detto: “Siamo in una situazione disperata e vogliamo solo salvare nostra figlia. Non è cerebralmente morta, ha mostrato segni di progresso, apre gli occhi e muove gli arti”.

Hanno concluso: “Ci sono medici esperti e rispettati disposti a curare Tafida, darle l’opportunità di vivere. Vogliamo la possibilità di provare. E’ doloroso sentirci dire che non le è permesso lasciare l’ospedale. Sappiamo che le probabilità sono poche ma non possiamo rinunciare alla possibilità di intervenire con una cura che potrebbe funzionare. Sta ancora lottando e noi dobbiamo lottare per lei”.

La patologia di Tafida Raqeeb si è sviluppata lo scorso febbraio, quando, vero le cinque di mattina, la bambina svegliò i suoi genitori accusando un forte mal di testa. Poco dopo la piccola è entrata in arresto respiratorio. Soccorsa dalle ambulanze, è stata ricoverata d’urgenza presso  presso il Newham University Hospital  di Londra, poi trasferita al Kings College Hospital, dove i medici sono riusciti a fermare l’emorragia cerebrale con un delicatissimo intervento.

Successivamente, Tafida è stata trasferita Royal London Hospital, dove è stata attaccata allo stesso respiratore che, attualmente, la tiene in vita.

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