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I braccianti del foggiano occupano la Basilica di San Nicola a Bari per protestare contro lo sfruttamento | VIDEO

Braccianti occupazione Basilica Bari – Un gruppo di braccianti della provincia di Foggia e Borgo Mezzanone intorno alle 11 di questa mattina, 16 luglio, ha occupato la Basilica di San Nicola a Bari. L’occupazione è un gesto di protesta contro lo sfruttamento del lavoro.

I braccianti vivono tutti nei ghetti del foggiano. L’ultimo sgombero è avvenuto la mattina dell’11 luglio nel ghetto di Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia. 93 migranti sono stati allontanati dalla baraccopoli dove abitavano.

Il sindacato di base USB appoggia la protesta e in una nota Facebook scrive: “Nelle campagne del Foggiano si continua con l’attacco alle “baracche”, per radere al suolo i campi dei braccianti senza una soluzione alternativa. Da troppo tempo si attendono risposte e l’avvio di un tavolo regionale sui temi dell’agricoltura e del bracciantato, si chiedono incontri alle istituzioni regionali, in primis al presidente Emiliano, ma finora nulla si è concretizzato. Siamo, quindi, costretti a compiere azioni altamente simboliche con l’auspicio di incontrare le autorità ecclesiastiche della città capoluogo”.

Braccianti occupazione Basilica Bari | Le condizioni di lavoro nei campi del foggiano

Aboubakar Soumahoro, il sindacalista italo-ivoriano dirigente dell’Usb riferisce infatti che i lavoratori in occupazione hanno chiesto di incontrare l’arcivescovo, monsignor Francesco Cacucci. Vogliono che l’arcivescovo faccia da interlocutore con le istituzioni per chiedere che venga affrontata la questione dello sfruttamento del lavoro nei campi del foggiano e il fenomeno del caporalato.

“Da anni questi uomini e queste donne reclamano soluzioni concrete alla situazione di illegalità in cui sono costretti a lavorare e a sopravvivere. Una richiesta di rispetto dei diritti per contratti regolari di lavoro, per il rilascio dei documenti e l’utilizzo di mezzi sicuri di trasporto, per il riconoscimento della dignità, del diritto alla casa e alla tutela della propria salute”, prosegue il sindacato.

Come ha dichiarato a TPI Alessandro Verona, referente medico dell’unità migrazioni di Intersos, la maggior parte dei migranti della zona sono sfruttati come lavoratori stagionali nei campi della provincia di Foggia. Durante la raccolta estiva dei pomodori i lavoratori trascorrono tutta la giornata nei campi, portando a casa appena 40 euro. Non ci sono contratti agricoli regolari e l’organizzazione del lavoro è in mano ai caporali.

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