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Carola Rackete, nuovo attacco a Salvini: “Ecco la verità sullo speronamento della Guardia di Finanza”

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Carola Rackete Salvini intervista – La capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, si trova attualmente in un luogo segreto nelle Alpi. Da qui sta continuando a combattere la sua battaglia legale contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

L’11 luglio ha infatti depositato alla procura di Roma una querela contro il leader del Carroccio, in cui lo accusa di “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Nel giardino della sua abitazione il quotidiano tedesco Bild l’ha intervistata sulle ultime polemiche e sul suo braccio di ferro con il governo italiano.

“Abbiamo agito correttamente – ribadisce Carola Rackete – esiste la legge del mare che impone di salvare le persone bisognose di soccorso. È come in un incidente con la macchina, non puoi andartene se qualcuno viene investito, ma ovviamente devi prestare soccorso. La legge dice espressamente che bisogna portare i naufraghi soccorsi al porto vicino più sicuro e questo porto si chiama Lampedusa. Non esistono porti sicuri né in Libia né in Tunisia”.

Il giornalista le chiede se non pensa di aver agito in maniera provocatoria decidendo di attraccare a Lampedusa dopo aver violato l’alt imposto dalle autorità italiane e lei risponde secca: “No, è la conseguenza del diritto del mare! È assurdo che adesso i politici dicano che avremmo dovuto portare i profughi in Libia o in Tunisia. Se lo avessimo fatto saremmo stati perseguibili penalmente, in questi Paesi non esiste la possibilità di una procedura d’asilo. Quando abbiamo iniziato ad avere difficoltà con l’Italia, abbiamo chiesto a Malta, alla Francia e alla Spagna, ma ci hanno detto di no”.

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La capitana della Sea Watch non crede sia giusto ricevere una punizione e si difende anche sulla vicenda dell’incidente al momento dell’attracco della nave al porto il 29 giugno scorso, quando ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza.

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“Io la vedo diversamente e molti mi danno ragione. Per quello che riguarda l’incidente: nessuno ha rischiato la vita, si è trattato di una piccola collisione tecnica. E anche riguardo a questo punto non sono i politici a dovere giudicare ma solo gli esperti. In generale vale la regola che si sarebbe potuto evitare qualsiasi incidente se l’Italia ci avesse aiutati. La tensione a bordo era insostenibile, le persone non ne potevano più, per questo dovevamo agire”.

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Carola ritiene l’Europa direttamente responsabile della situazione in Africa. Nella ricerca delle responsabilità la Capitana risale indietro fino ai tempi della colonizzazione e attribuisce il problema dell’emigrazione anche ai cambiamenti climatici di cui gli europei sarebbero “colpevoli”. Ritiene anche che le persone detenute in Libia debbano essere liberate e non pensa che le Ong alimentino l’immigrazione: “Se non ci sono navi che effettuano i salvataggi, le persone che muoiono in mare aumentano, non viceversa”.

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La risposta a Salvini

Il giornalista le chiede infine quali siano i suoi piani per il futuro: “Vorrei lavorare di nuovo nel settore dell’ambiente. Prima però voglio lasciarmi alle spalle tutta questa vicenda legale. Non penso che si possa lasciar sempre correre. Il ministro Salvini ha detto cose false e io voglio che le cancelli da Facebook e da Twitter. E voglio che un giudice gli dica: “Una cosa del genere lei non deve dirla mai più”. La capitana infatti nella sua querela ha chiesto anche la chiusura di tutti gli account social di Salvini ed è pronta a dargli battaglia fin quando non avrà ottenuto vittoria.

Chi è Carola Rackete

Carola Rackete è la capitana della nave Sea Watch 3 che nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 giugno è attraccata senza autorizzazione con 40 migranti a bordo al porto di Lampedusa, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza. In seguito la capitana è stata arrestata dalle Fiamme Gialle ma dopo l’interrogatorio del 1 luglio il gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto.

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