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Muore in un Cpr a Torino. La protesta dei compagni: non credono alla morte per cause naturali

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Muore in un  Cpr a Torino: la protesta dei compagni | La vicenda

Muore in un Cpr a Torino: la protesta – Lo hanno trovato morto in una stanza dell’infermeria dentro al Cpr (Centro permanente per il rimpatrio) di via Santa Maria Mazzarello, a Torino. 32 anni, originario del Bengala. La morte risalirebbe alla notte del 7 luglio ma il corpo è stato trovato solo la mattina dopo. Non si conoscono le cause del decesso e il medico legale intervenuto afferma che si tratterebbe di una morte per cause naturali.

Si conosce solo il luogo dove ha perso la vita: un Cie, Centro di identificazione ed espulsione, adesso meglio noto come Centro di permanenza per il rimpatrio: uno spazio destinato alla detenzione amministrativa di cittadini che non provengono da paesi dell’Unione europea. Fermati dalle forze dell’ordine perché irregolarmente presenti sul territorio italiano, vengono chiusi qui in attesa di essere identificati e rimpatriati.

Qui abbiamo spiegato cosa sono i Centri di espulsione (Cie) e cosa succede ai migranti una volta arrivati in Italia

La protesta al Cpr di Torino

Ieri dentro il centro è salita la tensione, non appena si è appreso della morte del ragazzo. Proteste, piccoli incendi. Qualcosa non va dentro al Cpr di Torino. Il 25 giugno un ospite del centro ha inviato alla Procura di Torino una mail per denunciare il caso di un ragazzo, vittima di stupro, che sarebbe stato portato in isolamento dopo la denuncia dei compagni. Poi non se n’è saputo più nulla. Resta da accertare se si tratti della stessa persona ma riportiamo qui la lettera pubblicata in versione integrale da Fanpage dove si ricostruisce l’accaduto. Al momento è in corso un’indagine da parte della polizia.

La lettera di un’ospite del Cpr alla Procura

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