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Il vicepresidente del Parlamento Ue Castaldo (M5S) a TPI: “Von der Leyen? Potremmo trovare convergenza”

Fabio Massimo Castaldo commenta la possibilità di votare la fiducia a Ursula von der Leyen, designata come possibile presidente della Commissione europea

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Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo.

Castaldo M5S | Von der Leyen Parlamento Ue | Fiducia Von der Leyen

Castaldo M5S | “Partendo dai temi possiamo trovare una possibile convergenza con von der Leyen”. L’eurodeputato del Movimento Cinque Stelle Fabio Massimo Castaldo è stato riconfermato lo scorso 3 luglio alla vicepresidenza del Parlamento Ue, che nella nuova legislatura sarà guidato da David Sassoli (Pd).

In un’intervista telefonica a TPI, Castaldo ha aperto alla possibilità di votare la fiducia a Ursula von der Leyen, designata come possibile presidente della Commissione europea. Ma solo ad alcune condizioni.

Qual è la posizione del Movimento Cinque Stelle sulla nomina di Ursula von der Leyen?

Non abbiamo pregiudizi a priori contro nessuno, anzi siamo totalmente aperti all’ascolto delle proposte.

Vogliamo sentire non solo enunciazioni di principio ma impegni concreti, a cominciare da una vera e importante presa di coscienza che l’Unione europea ha attraversato un periodo estremamente difficile.

Ci sono delle sfide globali che devono essere vinte e si può farlo soltanto se c’è una leadership coraggiosa, che abbia la forza di poter imporre in agenda una serie di proposte importanti.

Penso ad esempio alla lotta ai paradisi fiscali, alla lotta alle disuguaglianze, al superamento delle politiche di austerity. Lei in passato ha avuto delle posizioni non sempre totalmente in linea con queste nostre sensibilità, ma da presidente della Commissione avrà una responsabilità enorme sulle sue spalle.

Se noi vedremo che oltre a condividere un certo approccio riformista importante nei confronti delle istituzioni europee ci sarà anche la volontà di mettere l’accento su questi temi saremo pronti a valutare con grande serenità un appoggio. Ma non sarà mai scontato e non sarà mai questione di equilibri. Deve essere fondato soprattutto sui temi.

Partendo dai temi possiamo trovare una possibile convergenza, ma non la diamo per scontata, così come non partiamo con una preclusione a priori.

Quindi da oggi al 16 luglio, giorno in cui von der Leyen sarà sottoposta al voto di Strasburgo,  la situazione può evolversi in un senso o in un altro.

Non possiamo fare valutazioni a scatola chiusa, né in un senso né nell’altro. Contiamo di incontrarla e di avere un momento di confronto, ascolteremo quello che ha da dire in plenaria. In base a quello valuteremo.

Ribadisco con forza che sostengo il lavoro fatto dal nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Secondo me è stato molto avveduto nel trovare una buona soluzione complessiva in un contesto che non era semplice.

Partendo dal ruolo costruttivo dell’Italia vogliamo essere pronti a giocare un ruolo costruttivo anche a livello parlamentare, però dovrà convincerci con i suoi impegni programmatici e anche con la difesa delle prerogative del Parlamento. Ci aspettiamo una commissione che comprenda che ha una relazione fiduciaria con questa Assemblea e sappia ascoltarne le istanze.

Il premier Conte spinge i due alleati di governo verso la fiducia a von der Leyen. Accoglierete la sua posizione?

Il presidente del Consiglio si è battuto per un metodo e per un equilibrio all’interno di una serie di nomine. Si era arrivati quasi con dei pacchetti preconfezionati da Francia, Germania e altri paesi alleati, senza avere una vera discussione nel merito e senza che il nostro paese ottenesse garanzie importanti sul portafoglio dei commissari e sul nostro ruolo all’interno del consesso europeo.

Però alla fine sono state scelte una tedesca per la Commissione e una francese per la Bce.

L’Italia usciva adesso da un periodo di grazia senza precedenti nella storia. Mario Draghi alla Bce, Tajani alla presidenza del Parlamento europeo, Federica Mogherini come Alto rappresentante: è chiaro che non si poteva pretendere di ripetere una simile congiuntura astrale, originata peraltro da esecutivi diversi.

In questo momento si è in un’altra fase e credo comunque che aver avuto la garanzia di un portafoglio economico importante, con la vicepresidenza, sia un risultato eccellente perché ci pone al cuore dell’iniziativa della futura commissione.

Cosa si aspetta dalla Conferenza dei presidenti di domani?

Sarà un primo banco di prova molto importante, per poter saggiare l’atteggiamento e l’approccio nei confronti del Parlamento della von der Leyen. La conferenza dei presidenti è il cuore politico, sarà interessante vedere come lei vorrà porsi nei confronti di sensibilità politiche tanto diverse.

Sul possibile commissario italiano può dirci qualcosa? L’ipotesi è ancora quella di Giorgetti?

Su questo si esprimerà il governo, il premier Conte e i due vicepremier, che sono i leader politici della maggioranza. Non ci sono ancora candidature ufficiali. Noi auspichiamo un profilo di spessore, che abbia le competenze tecniche necessarie ma sia anche espressione di questa maggioranza.

Sarà comunque un leghista?

Sembra abbastanza naturale, considerati i risultati delle elezioni europee, pensare che la prima proposta spetti alla Lega. Ma sarà sicuramente un nome condiviso e negoziato.

Se la sente di fare un nome?

No, non mi sembra corretto. Non è un governo monocolore, è bene che si lavori su una rosa.

È la prima volta che un esponente del gruppo dei non iscritti viene eletto vicepresidente al Parlamento europeo. Si aspettava questo risultato?

Sicuramente ci ho creduto tanto e devo ringraziare di cuore la delegazione e tutti i colleghi del Movimento Cinque Stelle che mi hanno spronato a presentare questa candidatura in un momento che per noi non era particolarmente semplice.

Sono fiero di aver visto che più di 40 deputati di oltre cinque gruppi politici hanno firmato per la mia candidatura, quindi c’è stato un sostegno trasversale,  da gruppi molto lontani ideologicamente tra loro, ma accomunati dalla stima per il lavoro che avevo svolto nel precedente mandato.

Questo sfata l’idea di un Movimento isolato nell’emiciclo di Strasburgo.

Chiaramente non ambiamo a rimanere a lungo nei non iscritti, siamo focalizzati sul trovare una soluzione che ci consenta di creare un nuovo gruppo o entrare in un gruppo conforme agli obiettivi e alle finalità del nostro programma.

Cosa pensa della situazione interna al Movimento e del pressing dei parlamentari vicini a Fico su Di Maio, di cui parla oggi il Corriere?

Credo che il confronto sia sempre positivo, purché sia costruttivo. Penso che il Movimento Cinque Stelle si trovi in un momento estremamente delicato della sua storia e che la questione più importante sia focalizzarsi sul territorio, cioè sulle esigenze e le priorità che hanno i nostri consiglieri comunali e i nostri gruppi sparsi per l’Italia.

Non devono essere lasciati soli, ma essere premiati. Penso che il superamento del limite dei due mandati a livello locale sia sicuramente uno strumento utile, ma è importante dare loro ogni forma di aiuto che sia loro utile per espletare la loro funzione di prima interfaccia per le istanze dei cittadini. Questa dovrebbe essere la discussione numero uno da affrontare in questo momento.

Ve li ricordate i leghisti dopo le Europee? Oggi sono irrilevanti. E anche un po’ comici