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Continua a Bruxelles la partita per le nomine: cosa succede dopo il no a Timmermans

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Credit: Ansa

Nomine europee trattative Timmermans – Ieri una fumata nera. Oggi a Bruxelles un nuovo giro di trattative per le nomine del presidente della Commissione e delle principali cariche dell’Ue.

È stato il presidente del Consiglio Donald Tusk a rimandare l’appuntamento a questa mattina, dopo una maratona durata tutta la notte di domenica, forse la più lunga che si ricordi nel palazzo dell’Unione, anche più di quella che aveva tenuto svegli per la crisi greca nel 2015.

Nomine europee trattative Timmermans | Rinuncia

Frans Timmermans, candidato di punta per i Socialisti e democratici al Parlamento europeo per il posto di presidente della Commissione europea ha rinunciato al suo seggio all’Eurocamera.

Lo si apprende da fonti ben informate a Strasburgo. Il socialdemocratico olandese ha annunciato la sua decisione oggi in una lettera al presidente uscente del parlamento Ue, Antonio Tajani. La decisione indica che Timmermans intende così non rinunciare alla sua corsa per una poltrona a palazzo Berlaymont.

Nomine europee trattative Timmermans | Cosa vota l’Italia

“L’Italia rivendica un portfolio economico di peso ma soprattutto di partecipare alla decisione finale” sulle nomine di vertice, ha affermato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al suo arrivo a Bruxelles e all’inizio delle danze, slittate alle 13 perché, dietro le quinte, Tusk sta tenendo consultazioni bilaterali con i capi di Stato.

A me piacerebbe un presidente della Commissione donna”, ha aggiunto il premier, che ieri si era aggiunto al fronte del no insieme ai paesi del gruppo Visegard. È probabile che il presidente del Consiglio si stia riferendo o a Kristalina Georgieva, indipendente vicina ai popolari, o a Ursula von der Leyen, ministro tedesco della Difesa.

Nomine europee trattative | Chi è contro il socialista Timmermans 

È stata la candidatura del socialista olandese Frans Timmermans a non convincere. Il nome proposto per la guida della Commissione era stato fortemente voluto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron, scelto all’unisono a margine del G20 in Giappone.

“Il pacchetto Osaka”, come è stato chiamato, avrebbe previsto anche altre pedine: Manfred Weber, il portabandiera dei popolari, come presidente dell’Eurocamera, il premier belga Charles Michel alla presidenza del Consiglio europeo e il francese François Villeroy come presidente della Bce.

Il cambio di strategia è partito dal Partito Popolare, che ha sconfessato Merkel, la vera grande sconfitta del giro a vuoto dei negoziati. Come ricorda Marco Bresolin su La Stampa, la sua strategia è stata doppiamente bocciata, oltre che dai compagni di partito, anche dai paesi del gruppo Visegard, che si sono fermamente opposti alla nomina di Timmermans considerandolo troppo sbilanciato verso l’Europa franco-tedesca.

A cambiare posizione è stato anche il premier Conte. Prima sostenitore del socialista, di cui aveva apprezzato il programma, ha poi fatto marcia indietro, spiegando di essere contrario al metodo dello Spitzenkandidat, lo schema in base al quale il presidente della Commissione è scelto tra i capilista dei partiti politici europei. Insieme al veto dell’Italia, il fronte dei no ha raggiunto quota 11 paesi: oltre ai quattro governi dell’Est (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), dalla parte dei sabotatori anche Cipro, Romania, Lettonia e Croazia.

Nomine europee trattative | Il toto nomi

Il nome di Timmermans non è definitivamente tramontato, sostenuto con forza dal socialista Pedro Sanchez, ma si cerca un piano B e i nomi di Michel Barnier e Margrethe Vestager sembrano essere sul tavolo. Secondo quanto riportato da Agi, il nome della liberale Vestager sarebbe proposto per preservare il processo degli Spitzenkandidaten.

Il francese Barnier, che è membro dei popolari, permetterebbe invece al Ppe di conservare la presidenza della Commissione. In lista anche la bulgara Kristalina Georgieva, indipendente considerata vicina ai popolari, attualmente presidente della Banca Mondiale che potrebbe avere l’appoggio italiano.