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Etiopia, fallisce il golpe. Ucciso il capo di Stato maggiore della sicurezza

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Credit: ASHRAF SHAZLY / AFP

Il 23 giugno un tentativo di colpo di Stato si è registrato in Etiopia, come confermato dallo stesso primo ministro, Abiy Ahmed.

Il premier ha raccontato in diretta televisiva quanto accaduto nella notte tra sabato 22 e domenica 23 giugno nello stato di Amhara, nel nord del paese, e ha specificato che nel tentato golpe ha perso la vita il capo di stato maggiore dell’esercito, Seare Mekonnen.

Il generale era stato ferito ad Addis Abeba da una delle sue guardie del corpo mentre cercava di sventare il colpo di Stato ed è morto ore dopo a causa delle ferite riportate.

Secondo le prime ricostruzioni alcuni rivoltosi, al cui capo sembra ci fosse il capo delle forze di sicurezza locali, generale Asamnew Tsige, hanno ucciso diversi funzionari governativi e politici locali, tra cui il governatore dello stato di Amhara, Ambachew Mekonnen, e un suo consigliere.

Le informazioni su quanto accaduto sono ancora poche e incerte, anche perché l’accesso a Internet è stato bloccato in tutto il paese. L’ambasciata statunitense ad Addis Abeba ha però parlato di spari nella capitale e attorno alla principale città dello stato di Amhara, Bahir Dar.

Il mosaico etnico dell’Etiopia: chi ci vive e chi lascia il paese

L’Etiopia

L’Etiopia è un mosaico composto da oltre 100 milioni di persone, divise in decine di etnie diverse, che parlano altrettante lingue. Queste comunità coesistono su un territorio politicamente unificato da secoli e che a differenza del resto del continente ha subito un periodo relativamente breve di dominazione coloniale.

Negli ultimi anni non sono mancati gli episodi di violenza etnica in Etiopia: una delle regioni maggiormente colpite è stata quella di Amhara, teatro del fallito golpe.

Dalla sua elezione l’anno scorso, il premier Abiy si è impegnato per porre fine alla repressione politica e ha rilasciato diversi prigionieri politici, ha tolto i divieti su alcuni partiti politici e ha perseguito legalmente i funzionari accusati di violazioni dei diritti umani.