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Sudan: chi è Hemeti, il signore della guerra che sta scatenando un genocidio

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Mohamed Hamdan detto Hemeti

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Sudan genocidio Mohamed Hamdan – La tensione è alta in Sudan. Dopo il golpe che ad aprile 2019 ha rovesciato il presidente Omar al-Bashir, rimasto al potere per 30 anni, il Consiglio militare di transizione e le opposizioni civili non hanno trovato un accordo sulla formazione del governo. L’esercito, che regge il potere, ha convocato nuove elezioni entro nove mesi.

Sono così riprese le proteste di piazza, che sono ben presto sfociate in duri scontri tra manifestanti e polizia. Il bilancio degli ultimi giorni è di circa 118 morti. Una situazione che ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a denunciare gravi violazioni dei diritti umani.

Al momento l’uomo più potente del Sudan, il presidente de facto, è Mohamed Hamdan. Le sue milizie, già attive nel conflitto del Darfur, controllano la capitale con terribili stupri e stragi per reprimere il dissenso.

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Sudan genocidio Mohamed Hamdan | Chi è 

Ma capiamo meglio chi è Mohamed Hamdan.

Fino a poco tempo fa Hemeti (questo il suo soprannome) era un venditore di cammelli. La sua carriera inizia quando, ancora adolescente, lascia la scuola elementare per dedicarsi al commercio. Vende cammelli ovunque tra Libia ed Egitto.

Nel 2003, anno dello scoppio del conflitto del Darfur, Hamdan diventa un ‘janjaweed amir‘, un signore della guerra. Per giustificare l’alleanza con il governo sudanese, sparge la voce che i ribelli avrebbero attaccato una carovana di venditori di cammelli, uccidendo 75 uomini e rubando 3.000 animali.

Sono in molti a smentire questa sua versione, anche l’analista Jérome Tubiana su Foreign Policy: “Una cifra ridicola rispetto alle azioni brutali di cui si macchierà. Nel 2006 ha guidato blitz armati nel Nord Darfur. Era a capo di un centinaio di uomini. Si divertivano a investire chi non era arabo con i pickup e violentavano le donne in nome della jihad”.

Hemeti

Sudan genocidio Mohamed Hamdan | Fedele a al-Bashir finché è convenuto

All’inizio della sua ascesa Hemeti era completamente fedele a Omar al-Bashir, il presidente del Sudan. Viene per questo ripagato con degli incarichi: diventa il capo delle Forze di supporto rapide (Rsf), un gruppo paramilitare incaricato di riprendere il comando dei janjaweed nel Darfur.

La situazione però sfugge di mano e Hamdan comincia ad accumulare potere e risorse, saccheggiando e devastando le aree che avrebbe dovuto tenere sotto controllo. Le sue milizie vengono richiamate a Khartoum, dove praticamente dettano legge.

Il massacro del settembre 2013, quando vengono brutalmente uccisi 200 manifestanti, è anche opera delle milizie di Hemeti. Mohamed è il braccio armato del presidente e comincia a gestire sempre più dossier, compresi i flussi migratori.

Sudan genocidio Mohamed Hamdan | Il voltafaccia

Nel frattempo a Khartoum cresce lo scontento nei confronti del presidente Bashir. Quando la pressione diventa troppa, Hemeti cambia bandiera e scarica il presidente che lo aveva lanciato, diventando di fatto il nuovo leader del Sudan.

Il capo del consiglio militare di transizione, il semisconosciuto Abdel Fattah al-Burhan, non è un punto di riferimento per le autorità. Ambasciatori e imprenditori si rivolgono direttamente a Hemeti, che in teoria sarebbe il suo vice. Con quindicimila uomini asserragliati nella capitale e altri 35mila fedelissimi sparsi su tutta la nazione il suo controllo sul Paese è assoluto.

Sudan genocidio Mohamed Hamdan | Alaa Salah

Alaa Salah, la studentessa e attivista che, avvolta nel toub bianco, è diventata il simbolo della resistenza sudanese anti-regime aveva già avvertito del rischio totalitarismo: “Per anni Hemeti ha ammazzato e devastato il Darfur. Ora il Darfur è arrivato a Khartoum”, aveva detto.

Nel suo ufficio, circondato da spade dorate, servitù e medaglie al valore, Hamdan tenta di giustificarsi e in una rara intervista al New York Times dice: “I manifestanti ci stavano provocando. Ci mostravano i loro attributi. Se non fossi al comando la nazione sarebbe perduta”.

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Sudan genocidio Mohamed Hamdan | Rischio fame

Il conflitto sta portando il paese sull’orlo di una vera e propria crisi umanitaria. Secondo l’aggiornamento della Scala della classificazione integrata della sicurezza alimentare (IPC), rilasciato dal governo del Sudan, in collaborazione con l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e il World Food Programme (WFP), da gennaio a marzo 2019, 5.76 milioni di persone si trovano in una situazione di insicurezza alimentare.

Sudan genocidio Mohamed Hamdan | L’orrore dei giorni scorsi

Sotto il comando di Hemeti, secondo il New York Times, alcuni dei cadaveri dei manifestanti uccisi a Khartoum nei giorni scorsi (più di 100 vittime) sarebbero stati deturpati e poi gettati nel Nilo. Solo l’ultimo degli orrori di guerra dell’ultimo mese.

I sudanesi, dopo aver cacciato Bashir, volevano nuove e libere elezioni. Ma al momento stanno vedendo solo sangue e violenze.