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Perché lo stretto di Hormuz è così importante e chi vuole scatenare una guerra

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Stretto Hormuz guerra Iran  – È uno degli snodi più delicati del Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz. Più dello Stretto di Malacca e più del Canale di Suez. Separa le acque del Golfo persico dal Golfo dell’Oman e dal mare aperto, e ogni giorno è attraversato da una media di 14 petroliere con a bordo 17,4 milioni di barili di greggio.

Dall’attacco alle due navi petroliere – avvenuto lo scorso 13 giugno e portato avanti, secondo alcune ipotesi, attraverso due siluri – lo Stretto di Hormuz è diventato uno dei crocevia più instabili dell’area. Secondo Bloomberg non lo era almeno dal 2005, dai tempi della guerra in Iraq.

L’episodio, molto delicato, ha acuito le tensioni nel Golfo, già accese da precedenti attacchi ad altre imbarcazioni: un caso simile si era verificato il 12 maggio, quando quattro petroliere erano state sabotate nella stessa area, al largo di Fujairah, e un secondo il 7 giugno. Una serie di attacchi che, come sottolineato dal Corriere della Sera, rischia di aprire la porta a un escalation di violenze, oltre a rimettere in gioco i protagonisti delle partite geopolitiche.

Dopo le fiamme, che non hanno causato vittime ma hanno costretto l’equipaggio della Altar e della Kokuka Corageous a lasciare le navi, è iniziata la conta degli autori del gesto. Che, sin dai primi momenti, si è presentata come una partita a due: Stati Uniti-Teheran, il presidente Donald Trump e l’ayatollah Khamenei.

Subito dopo le fiamme che hanno avvolto le due petroliere, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha additato l’Iran come il colpevole. Anche se lo ha fatto con una versione dei fatti ritenuta infondata anche dal proprietario della giapponese Kokuka, una delle navi colpite.

Teheran ha negato ma ha sempre riconosciuto la centralità dell’area: come ricordato da Agi, la Repubblica Islamica ha più volte minacciato i suoi avversari  di chiudere il canale come risposta alle minacce di un’iniziativa militare e di un inasprimento delle sanzioni. Opinione condivisa su France Inter da Pierre Haski, che ha scritto che l’Iran potrebbe essere un possibile sospetto “perché ha dichiarato pubblicamente che se non potrà più esportare petrolio, allora nessun altro nella regione potrà farlo. È esattamente questo che fanno gli Stati Uniti con le loro sanzioni petrolifere”.

Stretto Hormuz guerra Iran  – Se gli autori dell’attacco alle due navi sono incerti, non lo sono le conseguenze. Come ricorda Agi, nel caso in cui la sicurezza dovesse tornare a deteriorarsi il prezzo del petrolio salirebbe, come è successo dopo il sabotaggio quando il greggio ha subito un rialzo fino al 4,45 per cento. Secondo Ubs, potrebbe tornare a 100 dollari al barile.