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Caos procure, scandali e dimissioni: tutto quello che c’è da sapere sulla bufera che fa tremare i palazzi del potere

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Pasquale Grasso, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, durante la riunione del Comitato direttivo centrale dell'ANM, Roma 05 Giugno 2016. ANSA / LUIGI MISTRULLI

Caos procure | La ricostruzione completa dello scandalo sulla magistratura italiana

Caos procure – Stiamo assistendo a un momento drammatico per la magistratura. Il Csm è infatti coinvolto in un pesante scandalo che delineerebbe i tratti di un vero e proprio mercato delle toghe. Un mercato nel quale sarebbero evidenti gli accordi sottobanco tra magistratura e politica per gestire gli incarichi ai vertici degli uffici giudiziari più importanti d’ Italia, primi tra tutti quelli di Roma e Perugia.

A scoperchiare il vaso di Pandora l’inchiesta della procura di Perugia che ha acceso i riflettori su Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), indagato per presunta corruzione.

Palamara è indagato per aver accettato denaro, viaggi, gioielli e regali da parte di alcuni lobbisti e avvocati, in cambio di favori nelle nomine di alcuni magistrati. I fatti risalgono all’epoca in cui era membro del Csm.

Uno scandalo che ha già portato alle dimissioni di 5 esponenti togati di Palazzo dei Marescialli, 3 saranno sostituiti (con i primi dei non eletti alle ultime consultazioni). Si tratta di Corrado CartoniGianluigi Morlini e Paolo Criscuoli. Per gli altri due, Luigi Spina e Antonio Lepre, si dovranno attendere le votazioni già fissate da Sergio Mattarella (nella veste dicapo supremo del Csm) per il 6 e 7 ottobre.

In seguito alla bufera sollevata dall’inchiesta sulle nomine nelle Procure, però, anche il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Pasquale Grasso, ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida del sindacato delle toghe, domenica 16 giugno.

Ma come e perché lo scandalo si è espanso tanto fino a richiedere le dimissioni del presidente Grasso? Facciamo un passo indietro.

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Il pm Palamara si difende dalle accuse: “Non sono un corrotto”

L’indagine su Palamara, iniziata mesi fa e ancora in corso, prende avvio per indagare la contorta successione alla carica di procuratore generale di Roma, in seguito al pensionamento di Giuseppe Pignatone.

La procura di Roma ha trasmesso gli atti alla procura di Perugia, competente per le indagini sui magistrati romani. Al centro dell’inchiesta vi sono i rapporti tra Palamara e Fabrizio Centofanti, lobbista arrestato nel febbraio 2018 per reati fiscali.

L’inchiesta è stata affidata al pm Gemma Miliani e al Gico della Guardia di Finanza.

Secondo la procura di Perugia, Centofanti avrebbe corrotto Palamara con viaggi, regali eleganti e altro per pilotare le nomine dei magistrati nelle varie procure.

Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta il pm Luca Palamara aveva piani per le nomine nelle procure, una strategia per garantirsi il posto da procuratore aggiunto a Roma e pensava anche di uscire a testa alta dalla bufera dell’inchiesta di Perugia che lo aveva appena travolto.

Luca Palamara aveva anche dei piani per vendicarsi con chi lo aveva messo nei guai: l’ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e il procuratore capo di Perugia, da poco in pensione, Luigi De Ficchy.

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Queste ed altre pratiche sul filo del codice penale sarebbero state commesse da Luca Palamara e sarebbero emerse dalle centinaia di intercettazioni e captazioni.

Caos procure | Inchiesta Csm corruzione | Chi è coinvolto: i personaggi

Nelle ultime settimane, da quando è scoppiata la bufera, sono già quattro i consiglieri togati del Csm che si sono autosospesi.

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) milanese ha parlato di vicende di “inaudita gravità” che hanno fatto “emergere l’esistenza di una questione morale nella magistratura”.

A vario titolo sono coinvolti nella bufera diversi personaggi. In primis Luca Palamara, che non fa più parte del Csm, ed è l’ex presidente dell’Anm e di cui abbiamo già parlato.

Tra gli indagati anche l’ex consigliere del Csm Luigi Spina per violazione di segreto e favoreggiamento. Spina è accusato di aver rivelato a Luca Palamara di essere sotto inchiesta per corruzione. Spina si è dimesso lo scorso 1 giugno 2019.

Antonio Lepre e Corrado Cartoni, entrambi consiglieri togati di Magistratura indipendente, non sono indagati ma si sono autosospesi, dopo la pressione dei colleghi. Il motivo è l’aver preso parte insieme a Palamara a incontri con due parlamentari dem, Cosimo Ferri e Luca Lotti, per discutere della nomina del procuratore di Roma dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone.

Sia Lepre che Cartoni hanno ribadito la loro estraneità a qualunque condizionamento. Coinvolti anche altri due consiglieri, che hanno presentato le dimissioni dal Csm. Si tratta di Gianluca Morlini, esponente di Unicost e presidente della V commissione, Paolo Criscuoli esponente di magistratura indipendente e componente della I e VI commissione.

Caos procure | L’autosospensione di Lotti Pd

Coinvolto nella vicenda delle nomine, il deputato ed ex ministro dello Sport Luca Lotti si è autosospeso dal Pd il 14 giugno scorso. L’esponente Dem ha comunicato la sua decisione in una lettera indirizzata al segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, pubblicata su Facebook.

Il deputato Dem, ex sottosegretario del governo Renzi e ministro negli anni 2016-2018, è finito al centro di una bufera per le intercettazioni con sue frasi sulla nomina di procuratori. Una microspia nel cellulare di Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm, ha fatto emergere il contenuto di una riunione “segreta” tra alcuni membri del Csm durante la quale si pianificò la nomina del futuro procuratore capo di Roma. Si tratta di una riunione durata 40 minuti, in cui Lotti tra l’altro diceva: “Si vira su Viola, sì ragazzi”.

In una intercettazione effettuata dalla Guardia di Finanza e consegnata ai pm di Perugia c’è la ricostruzione di un incontro tra Lotti (ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex ministro) e alcuni magistrati tra cui Luca Palamara, avvenuto il 9 maggio scorso in un albergo di Roma.

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Durante la conversazione Lotti riferisce di aver incontrato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di aver parlato con lui delle manovre in corso per la nomina del successore di Giuseppe Pignatone alla guida della Procura capitolina.

Ma l’autosospensione di Lotti scontenta l’ala filo giudici del Pd: dopo il primo j’accuse dell’ex pm antimafia Roberti, stavolta è un altro ex pm, Gianrico Carofiglio, a criticare Lotti, definendo la sua mossa “una presa per il naso”. “L’autosospensione non è resa o fuga – reagisce il segretario – ma è la scelta di difendersi senza che questo coinvolga un soggetto come il Pd”.

Caos procure | La riforma della Giustizia richiesta dai 5 Stelle

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato di voler cambiare le regole, togliendo in questo modo il potere alle correnti della magistratura (rappresentate da Magistratura Indipendente, Unità per la Costituzione, Area e Autonomia e Indipendenza) di mandare al Consiglio i loro uomini.

E la riforma del Csm il Movimento 5 Stelle ce l’ha in mente già dal 2018. Nel programma di riforma della Giustizia, aveva previsto, a pagina 19 del documento, dal titolo “Consiglio Superiore della Magistratura, che “L’organo di autogoverno della magistratura deve operare in maniera quanto più indipendente da logiche politiche di potere interne o esterne (correnti della magistratura e partiti politici, ndr). Si propone pertanto di rivedere le norme che attengono alla nomina della componente elettiva dei membri del CSM e di intervenire per scoraggiare le pratiche spartitorie delle nomine degli uffici direttivi basate sull’appartenenza alle correnti”.

Riforma del processo penale, rientro dei magistrati in politica, sistema elettorale del Csm, intercettazioni. La riforma della giustizia e il testo messo a punto dal Guardasigilli Alfonso Bonafede saranno al centro del vertice convocato per mercoledì dal premier  Conte e i vari temi potrebbero essere suddivisi su più tavoli – dei quali ha parlato ieri la ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno – e viaggiare a velocità diverse.

Caos procure | Perché il presidente Anm Grasso si è dimesso

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Pasquale Grasso, ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida del sindacato delle toghe, in seguito alla bufera sollevata dall’inchiesta sulle nomine nelle Procure. Dopo aver ascoltato gli interventi dei rappresentanti dei gruppi all’interno all’Anm nel Comitato direttivo centrale, Grasso ha rassegnato le proprie dimissioni come aveva anticipato in apertura nel caso avesse avuto sentore di una richiesta in tal senso.

Il Comitato è stato convocato per il rinnovo della giunta dopo la bufera scatenata dall‘inchiesta di Perugia.

“Vi ho ascoltato vi comprendo e ovviamente rassegno le mie dimissioni”, ha dichiarato l’ex presidente.

“Potrei osservare che le vostre considerazioni hanno deliberatamente trascurato la prospettiva cronologica degli avvenimenti. Potrei dolermi di convenienti fraintendimenti della mia condotta ma vi ho ascoltato e compreso”, ha aggiunto.

Pasquale Grasso, che nei giorni scorsi aveva lasciato Magistratura Indipendente, la corrente più coinvolta nello scandalo, ha parlato di “una netta frattura tra il sottoscritto e Mi”.

Ora, tra i possibili nuovi scenari, potrebbe nascere una nuova giunta composta da Unicost e dalle toghe progressiste di Area e dai rappresentanti di Autonomia&Indipendenza.