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Letta candidato alla presidenza del Consiglio Ue, ma Lega e M5s mettono il veto

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Enrico Letta. Credit: MATTEO BAZZI/ANSA

A Bruxelles, una volta terminate le elezioni, è arrivato il momento di decidere chi ricoprirà le più importanti cariche dell’Ue.

Ruoli di spicco – 5 in tutto – a cui potrebbe ambire nuovamente anche l’Italia, se non fosse per l’indecisione e le divisioni all’interno del Governo che stanno mettendo a dura prova le possibilità del paese.

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Fino ad oggi l’Italia ha detenuto tre dei cinque principali incarichi in Ue: la presidenza della Bce con Mario Draghi, la presidenza del Parlamento con Antonio Tajani e l’Alto rappresentante con Federica Mogherini.

Restano fuori dalla cinquina la presidenza della Commissione e la presidenza del Consiglio europeo.

Le elezioni europee del 2019 per non hanno visto una vittoria dei due partiti di Governo, che partono quindi da una posizione debole nei negoziati per le 5 cariche più importanti dell’Ue. A dirigere le trattative sono invece Francia e Germania, che potrebbero ottenere la Presidenza della Commissione e della della Banca Centrale.

Che ruolo resta allora per l’Italia nella nuova Europa? Secondo i rumors, Berlino e Parigi sarebbero disposti ad assegnare a Roma il posto di presidente della Commissione, generalmente ricoperto da un ex primo ministro.

A questo punto la scelta dovrebbe ricadere su Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Enrico Letta o Mario Monti, tutti esponenti del Pd e di un Governo tecnico ben poco graditi a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio.

Francia e Germania non hanno nascosto la loro preferenza per Letta, ma non hanno trovato una sponda da parte dell’esecutivo Lega-M5S, che ha chiuso le porte a ogni trattativa in merito.

I due vicepremier hanno invece chiesto che all’Italia venga assegnato il portafoglio degli Affari economici, ricoperto al momento da Pierre Moscovici.

Una richiesta che non è piaciuta all’Ue, dato che l’Italia si trova sotto procedura d’infrazione per debito eccessivo.

Adesso non resta che attendere il prossimo Consiglio europeo del 20 giugno, che rischia di concludersi con un risultato decisamente deludente per l’Italia, destinata – così sembra – a non ricoprire nessuna delle cariche più importanti dell’Ue.

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