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“Presi 10 cinesi”: Salvini anticipa gli arresti a Prato ma l’operazione è ancora in corso, la Procura ‘irritata’

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Matteo Salvini anticipa arresti | Prato | Procura contro il leader della Lega

SALVINI ANTICIPA ARRESTI – Matteo Salvini anticipa gli arresti, la Procura si irrita. È quanto accaduto stamane, mentre erano in corso a Prato un’operazione per fermare alcuni cittadini cinesi accusati di traffico di prostituzione. A manifestare disappunto, come appreso dall’Ansa, sarebbe stato il procuratore Giuseppe Nicolosi.

“Si erano fronteggiati a Prato con coltelli e pistole per il controllo della prostituzione: dieci cinesi, tra cui sei clandestini, sono stati arrestati. Grazie ai Carabinieri! Nessuna tolleranza per i delinquenti: per loro la pacchia è finita!”, ha detto stamane il vicepremier Matteo Salvini.

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Ma a metà giornata erano solo tre le misure cautelari eseguite nei confronti dei dieci cittadini cinesi nell’ambito dell’inchiesta sul controllo del traffico di prostituzione a Prato. Gli arresti sono stati anticipati dal ministro dell’Interno mentre l’operazione era ancora in corso. E questa circostanza che ha fatto irritare, secondo quanto appreso dall’Ansa, il procuratore Nicolosi. Il leader della Lega proprio stasera sarà a Prato per il ballottaggio in programma domenica prossima.

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L’inchiesta pratese risale all’estate 2018 quando quando alcuni orientali, probabilmente appartenenti a due bande rivali, si affrontarono a sud di Prato, in una sparatoria: furono esplosi 4 colpi di arma da fuoco. Tra le tre persone arrestate nelle ore scorse, quando è scattato il blitz dei carabinieri, c’è Lin Xia, gestore dell’hotel Luxory al Macrolotto uno, il quartiere industriale a sud della città.
Secondo l’accusa, si tratta di uno dei principali organizzatori dei traffici illegali sul territorio di Prato. L’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Giampaolo Mocetti.

Salvini anticipa arresti a Prato | Il precedente

Non è la prima volta che Salvini annuncia arresti mettendo in difficoltà la Procura e a rischio l’operazione. Il 3 dicembre scorso su Twitter il vicepresidente del Consiglio, riferendosi ad arresti di membri di un organizzazione criminale nigeriana, annunciava: “49 mafiosi, colpevoli di estorsioni, incendi e aggressioni, sono stati arrestati poche ore fa dai carabinieri in provincia di Palermo. Le buone notizie non finiscono qui. Altri 15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano. Grazie alle Forze dell’ordine! La giornata comincia bene!”.

Ci fu allora il disappunto del procuratore di Torino Armando Spataro: “Il ministro dell’Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente, afferma: ‘..non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia’, facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove”.

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E dunque, si leggeva nel comunicato: “La diffusione della notizia contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di  interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato”.